La Sanità in Rwanda fra tradizione e modernità

Beata Uwase  

In un periodo in cui il sistema sanitario è un problema in molti paesi sviluppati, oggi  un piccolo paese  come  il  Rwanda riesce abbastanza bene ad organizzarsi in termini di sanità pubblica. Nel 1994 la nostra società Rwandese  è stata colpita da un brutale genocidio  contro i tutsi, che ha ucciso più di un milione di persone e distrutto tutte le infrastrutture, comprese quelle medico-sanitarie. Da allora ad oggi i progressi nella sanità in Ruanda sono significativi.

In Rwanda abbiamo una copertura sanitaria per tutti e la medicina tradizionale è ufficialmente riconosciuta dal Ministero della Sanità per una maggiore tutela della salute dei Rwandesi.

Per garantire ai Rwandesi l’accesso alle cure sanitarie , il Rwanda ha costituito un Sistema Sanitario diviso in tre rami. Il primo è un’ Assicurazione sociale  che copre i lavoratori e il secondo copre i militari “‘assicurazione militare” (MMI). In entrambe, il paziente e il datore di lavoro condividono le spese. Queste assicurazioni coprono solo il 6% della popolazione ruandese.

Per il resto della popolazione  è stato istituito un altro Programma Comunitario. Per  accedervi, ogni cittadino in base al suo reddito paga un contributo che va dai 3,5  a 8 euro circa  all’anno. In questo modo molte famiglie  possono beneficiare di un’ assistenza sanitaria, che copre il 90% delle spese mediche.  In caso di malattia, il paziente sborsa  solo  il 10% del costo totale delle cure.  Chi  è molto povero, e in questo è riconosciuto dalla Comunità, non paga il contributo. Per queste persone è stato istituito un Fondo Nazionale di Solidarietà del quale possono beneficiare.

Per medicina tradizionale s’intende quella a base di piante. Le piante medicinali  sono parte della nostra cultura, ma questa conoscenza è andata scomparendo rapidamente con il passare degli anni.

In generale, nella cultura Rwandese le conoscenze in materia di terapie tradizionali erano possedute da anziani, che le trasmettevano ad  alcuni dei loro figli. Questi ultimi non potevano esercitare finché i loro genitori guaritori erano ancora vivi, a meno che questi non avessero un handicap  fisico che limitasse le loro  attività. Oggi è raro vedere  i giovani che  esercitano la medicina tradizionale.  Le terapie tradizionali usate  una volta erano segrete e non venivano discusse apertamente. La trasmissione delle conoscenze avveniva solo da generazione in generazione all’interno della famiglia del guaritore.  Da più di cent’anni il Rwanda è un paese in maggioranza di religione cristiana, per cui queste cure tradizionali, coltivate nel segreto di alcune famiglie, potevano generare  timore o diffidenza in alcune persone, che temevano che i medici tradizionali potessero anche lavorare con forze soprannaturali e maligne.

Oggi si è scoperto che la medicina tradizionale funziona molto bene per curare soprattutto le malattie psicosomatiche o causate da traumi psichici.

Attualmente il Ministero della Sanità ha riconosciuto e valorizzato la  medicina tradizionale Rwandese. Questo progetto è stato avviato per identificare tutti i medici tradizionali  che lavorano sul territorio ruandese e creare un circuito conosciuto di tutti quelli che esercitano questa professione. Esiste adesso un’associazione  dei medici tradizionali (AGA RUANDA NETWORK ) in collaborazione con il Ministero. L’obiettivo del Ministero della Sanita è quello di stabilire una stretta collaborazione tra la medicina  tradizionale e quella moderna. Il recupero di queste conoscenze terapeutiche , dal punto di vista della  ricerca ha permesso l’identificazione delle  piante medicinali presenti in Rwanda e inoltre  può aiutare nella formulazione di farmaci.

Tuttavia, per un buon controllo del sistema sanitario, alcune condizioni devono essere soddisfatte: —i medici tradizionali riconosciuti ufficialmente devono lavorare in un luogo noto e  riconosciuto dalle autorità;

–non devono  ricevere pazienti che non siano stati prima in un ospedale moderno. Questo permette ai malati d’identificare la malattia e di  avere la tessera sanitaria.

–una volta identificata la malattia, non bisogna dare trattamenti tradizionali contemporaneamente a quelli della medicina moderna.

–i medici tradizionali devono  anche loro avere la tessera sanitaria.

–devono indicare  le piante e altri prodotti che rientrano nella composizione dei loro farmaci,

–per l’igiene  e la migliore conservazione dei  farmaci, le bottiglie devono essere adatte, pulite, ordinate ed etichettate con attenzione secondo le regole, in collaborazione con l’ufficiale sanitario locale.

–iI luogo dove è esercitata la medicina tradizionale deve essere contrassegnato da un cartello.

Oltre a perseguire il miglioramento dell’assistenza sanitaria, Il Rwanda sta ancora cercando di sradicare  malattie infettive come l’HIV/AIDS, la tubercolosi, la malaria ecc. Nonostante il progresso significativo, alcuni problemi restano rilevanti.

ll Rwanda è un paese densamente popolato e l’accesso  facilitato alle cure ha comportato un sovraffollamento  delle strutture sanitarie. Il personale medico e infermieristico è ancora insufficiente e sovraccarico di lavoro (1 medico e 7 infermieri ogni 1000 abitanti). Le strutture ben attrezzate sono nelle grandi città e quindi non facilmente raggiungibili. Eppure, se si pensa che il Ruanda si è ripreso in breve tempo da uno dei peggiori genocidi della storia, considerati i progressi compiuti nel campo della salute negli ultimi anni, si può presumere che il futuro sarà incoraggiante.