Le 10 Regole del Ministero per l’assistenza sanitaria ai Migranti

di Beata Uwase.

Per favorire la cosiddetta integrazione ed una vera convivenza civile fatta di diritti ed anche di doveri, diventa sempre più necessario fornire una corretta informazione-mediazione agli stranieri e comunicare con gli operatori sanitari riguardo alle normative che tutelano il diritto alla salute. Le difficoltà linguistiche e le differenze culturali portano i Migranti ad acquisire informazioni non corrette o parziali. Inoltre la paura e la diffidenza nei confronti del Sistema Sanitario Nazionale da parte di persone in condizioni di irregolarità giuridica rimangono un ostacolo non trascurabile all’accesso ai servizi sanitari. Diventa  basilare comunicare e informare tutti.

Ecco le 10 regole ufficiali del Ministero della Salute per l’assistenza Sanitaria ai Migranti: 

1.Tutti gli stranieri non appartenenti all’Unione Europea presenti in Italia con regolare permesso  di soggiorno per i seguenti motivi: lavoro, motivi familiari, asilo politico, asilo umanitario, richiesta di asilo, attesa di adozione, affidamento, acquisto della cittadinanza, hanno l’obbligo di iscriversi al Servizio sanitario nazionale. Con l’obbligatorietà si è in effetti voluto facilitare la tutela della salute degli stranieri, che è anche garanzia della salute di tutti.

2.Con l’iscrizione, gli stranieri acquisiscono gli stessi diritti e doveri di assistenza riconosciuti ai cittadini italiani. Ciò rende tutto più facile: quello che è previsto per i cittadini italiani (medicina preventiva, medicina generale, visite ed esami specialistici, ricoveri, assistenza farmaceutica, esenzione ticket, etc.) vale anche per gli stranieri immigrati iscritti al Ssn.

3. L’assistenza è garantita anche ai familiari a carico regolarmente soggiornanti.

4. L’iscrizione si effettua presso la Asl di residenza o di dimora (quella indicata sul permesso di soggiorno) e vale fino allo scadere del permesso. Per iscriversi sono sufficienti il permesso di soggiorno, il codice fiscale e il certificato di residenza (sostituibile, se lo straniero non è resi- dente, con una sua dichiarazione scritta di dimora abituale). Se uno straniero che ne ha obbli- go/diritto non ha ancora formalizzato la sua iscrizione, ciò non deve comportare in alcun modo l’impossibilità ad assisterlo: in questo caso, anzi, l’iscrizione sarà fatta d’ufficio. Per mantenere l’iscrizione allo scadere del permesso di soggiorno è sufficiente che lo straniero esibisca all’anagrafe sanitaria il cedolino della richiesta di rinnovo rilasciato dalla Questura.

5. Gli stranieri studenti o collocati alla pari, e quelli con permesso di soggiorno per altri motivi, ad esempio per residenza elettiva o per motivi religiosi, hanno due possibilità: o sottoscrivere una polizza assicurativa privata riconosciuta in Italia contro il rischio di malattie e infortunio e per la tutela della maternità, o iscriversi volontariamente al Ssn pagando una quota fissa annuale variabile secondo la tipologia del permesso. Con l’iscrizione volontaria al Ssn possono essere assistiti anche eventuali figli a carico: ciò significa che questi bambini possono avere il “pediatra di libera scelta”. Questa iscrizione ha validità annuale e va quindi rinnovata.

6.Se gli stranieri hanno invece un permesso di soggiorno di breve durata, per esempio per affari o per turismo, devono avere un’assicurazione privata, o altrimenti pagare per intero tutte le cure e prestazioni eventualmente ricevute. Queste ultime categorie non possono quindi iscriversi al Ssn.

7. Anche agli stranieri irregolari (cioè privi di permesso di soggiorno in corso di validità), sono comunque assicurate, nei presidi pubblici e privati accreditati, le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia e infortunio e gli interventi di medicina preventiva. In particolare sono garantiti:

La tutela della gravidanza e della maternità;

La tutela della salute del minore;

Le vaccinazioni e gli interventi di profilassi internazionale;

La profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive.

L’erogazione di queste prestazioni è legata ad una tessera/codice “STP” (Straniero Temporaneamente Presente) rilasciabile dalle Aziende sanitarie. Queste disposizioni rispondono soprattutto ad esigenze di sanità pubblica: la “clandestinità sanitaria” non conviene infatti a nessuno!

Per cure essenziali si intendono “le prestazioni sanitarie, diagnostiche e terapeutiche, relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita (complicanze, cronicizzazioni o aggravamenti)”.

8. In caso che gli stranieri siano indigenti, le prestazioni citate al punto 7) gli sono assicurate senza spese a loro carico, ad eccezione dei casi in cui, anche per gli altri stranieri regolari e per gli italiani, sia previsto il pagamento del ticket. L’indigenza deve essere dichiarata compilando un modulo che è allegato alla Circolare ministeriale n. 5/2000.

9. La legge vieta alle strutture sanitarie di segnalare alle autorità di polizia la presenza di irregolari (tranne nei casi in cui sia obbligatorio il referto anche per gli utenti italiani). Se ciò avvenisse, in breve tempo nessun clandestino si rivolgerebbe più alle strutture sanitarie e questo è proprio ciò che bisogna evitare: non vi sarebbe infatti altra possibilità efficace di verificare le condizioni di salute dei soggetti comunque presenti sul territorio nazionale, a tutela della salute dell’intera collettività! Inoltre compito precipuo degli operatori e dell’organizzazione sanitari è di aiutare chi sta male.

10. Chi voglia venire in Italia per essere curato deve prima ottenere un visto di ingresso e un permesso di soggiorno per cure mediche. Per ottenerlo occorre che siano soddisfatti una serie di requisiti ed adempimenti di natura giuridico-amministrativa (dichiarazione della struttura sanitaria prescelta, pubblica o privata accreditata, che indichi il tipo di cura e la sua presumibile durata), economica (versamento alla stessa struttura di un deposito cauzionale pari al 30% del costo complessivo presumibile delle prestazioni richieste), e sociale (documentazione comprovante disponibilità di vitto e alloggio fuori dalla struttura sanitaria e di rimpatrio per l’assistito e per l’eventuale accompagnatore).

 

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