Approccio interculturale e non solo competenze

di Cinzia Sabbatini.

“Abito in un condominio, sopra di me abita una ragazza italiana che un giorno mi scrive una lettera dicendomi: “Prima di tutto non siamo in Africa, quando cucini devi tenere le finestre  e le porte chiuse, accendere la cappa, perché la tua cucina “puzza” e mi da fastidio”.

Nell’incontro con le persone di radici culturali diverse, i valori  sono all’origine di malintesi, o di tensioni e di conflitti, poiché ognuno valuta secondo il suo sistema di valori personali e nello stesso tempo, porta giudizi molto spesso sommari  o  comunque svalorizzanti.

L’obiettivo della formazione in Comunicazione Interculturale sarebbe dunque di suscitare  interrogativi, riflessioni su di sé, presa di coscienza dei propri valori, percorso ben più importante che la conoscenza delle culture, per accedere al riconoscimento dell’altro nei propri valori e  così facilitare relazioni di fiducia.

Conviene anche che i professionisti del campo sociale e educativo, portatori e trasmettitori di quelli della società, non trattino le divergenze di valori che essi constatano tra di loro e i loro utenti migranti, se non dopo aver preso coscienza dei loro propri valori.

Quindi, per una più adeguata ed efficace formazione alla relazione interculturale la psicosociologa M. Cohen Emerique, ideatrice della metodologia di analisi degli shock culturali, sottolinea che si deve parlare di un nuovo approccio interculturale non di acquisizione di  competenze interculturali, concetto sviluppato negli anni Novanta nell’era della globalizzazione e utilizzato spesso come criterio di selezione per persone impiegate in lavori all’estero.

Il loro carattere troppo generico e i metodi utilizzati per definirle non permettono di comprendere precisamente quali siano  le caratteristiche principali che si devono sviluppare per acquisire una buona competenza interculturale.

Quello che invece propone M.Cohen Emerique è un nuovo modo di rapportarsi con l’Altro , un approccio interculturale considerato come un processo dinamico più complesso. Questo approccio  prevede tre tappe da raggiungere nell’incontro con l’altro:

il decentramento, la scoperta del quadro di riferimento dell’altro e la negoziazione/mediazione.

Tale approccio fa prendere coscienza della percezione della situazione che si sta vivendo  e osservando, scoraggia i giudizi e le valutazioni affrettate per favorire l’adozione di atteggiamenti e comportamenti rispettosi della diversità. E’ un “work in progress” che  gradualmente cambia il modo di vedere e rapportarsi con l’altro.

Uno degli obiettivi fondamentali della formazione in questo campo dovrebbe, infatti, essere quello di aiutare i professionisti a prendere coscienza delle loro percezioni semplificatrici e del significato che attribuiscono al termine intercultura e integrazione.

Tale presa di coscienza avviene con il saper riconoscere e analizzare gli shock culturali che spesso ognuno di noi vive ogni giorno imparando a ” percepire, riconoscere, ricercare le differenze e integrarle nelle pratiche professionali”come ci suggerisce M. Cohen Emerique.

info www.intercammini.org   ROMA    segreteria@intercammini.org

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