A Palermo il festival delle Letterature Migranti 2017

di Giovanna Pandolfelli.

Si svolge dal 4 all’ 8 ottobre la terza edizione del Festival delle letterature migranti, promosso dal Comune di Palermo in collaborazione con l’Università di Palermo, sotto la direzione artistica del giornalista e scrittore Davide Camarrone.

Numerosissimi gli incontri ospitati in varie zone della città, in palazzi storici, università, archivi, teatri e scuole. Ampio spazio è riservato all’incontro tra autori e studenti per informare e sensibilizzare i giovani alla letteratura e alle arti transculturali che hanno un occhio particolare per il fenomeno migratorio inteso in senso lato.

Palermo, e la Sicilia tutta, sono l’avamposto italiano dell’accoglienza ai migranti per la posizione geografica ma anche per quell’antico senso di ospitalità e la sensibilità che caratterizza i suoi abitanti, consapevoli di essere loro, per primi, oltre che l’intera popolazione della penisola italiana, il risultato di un crogiolo di culture, di incroci e di amalgami. Un luogo dunque emblematico, Palermo, per farsi portavoce di una cultura che reca l’eco di fatti storici, sociali e culturali contemporanei.

Letterature migranti: una pluralità di espressioni artistiche che trattano, strizzano l’occhio, parlano, riflettono e portano esperienze di quel nomadismo insito nell’uomo stesso e di cui l’Italia, dagli anni Novanta, è terra di approdo. Dalle prime opere autobiografiche in co-autorialità di migranti desiderosi di sottoporre agli occhi degli italiani l’altra faccia dell’Italia, fino alle opere più mature e articolate che traspongono in finzione letteraria esperienze di identità ibride, di intersezioni di culture e di contaminazioni linguistiche, la letteratura italiana contemporanea contiene dentro di sé il germe di una frattura con il canone tradizionale.

Il Festival delle letterature migranti di Palermo ha il merito di portare alla luce tutto ciò.

Tra i numerosissimi eventi mi piace ricordare quello organizzato da Lo specchio di carta, un osservatorio sul romanzo italiano contemporaneo ideato e diretto da Domenica Perrone, afferente alla cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea dell’Università di Palermo. Il loro sito è uno spazio virtuale di consultazione che risulta dall’attività didattica del dipartimento, con l’obiettivo di fornire agli studenti gli elementi necessari per comprendere l’evoluzione e le trasformazioni del romanzo italiano oggi.

Lo specchio di carta propone un incontro moderato da Domenica Perrone con gli scrittori Maria Rosa Cutrufelli e Paolo Di Paolo in quanto rappresentanti di una letteratura italiana contemporanea migrante sotto vari aspetti, da quello temporale, tra passato e presente, a quello tra i generi letterari, ma anche affrontando temi quali l’identità e l’alterità.

Così Maria Rosa Cutrufelli dichiara ai lettori di MONDITAreview:

“Partecipare al Festival di Palermo per me significa uscire da un mondo chiuso e ristretto, soffocante, per incontrare voci, storie, scritture significative, che allargano la mia conoscenza e la mia comprensione delle cose e che rendono più ricca la mia stessa vita.”

Ampio spazio viene dedicato alla questione della traduzione letteraria, laddove da un lato si lamenta la mancanza di un fondo per le traduzioni letterari come esiste in altri paesi europei, dall’altro si affrontano tematiche legate alla specificità della traduzione di opere migranti le cui caratteristiche sono appunto la ‘creolicità’ dei generi, del linguaggio, delle culture. Indipendentemente dalla lingua scelta dall’autore, tali opere sono permeate di altre lingue, dalla loro prosodia, dai profumi e dai ritmi di tradizioni altre. L’argomento è centrale nell’incontro sulla sfida di tradurre le letterature postcoloniali di cui parleranno il traduttore e scout editoriale Daniele Petruccioli con Alessandra Di Maio, traduttrice di classici africani anglofoni (come Wole Soyinka e Nuruddin Farah), e docente di Letteratura inglese, traduzione e studi postcoloniali, moderato da Antonio Lavieri presidente della Società Italiana di Traduttologia.

L’arabista Isabella Camera d’Affitto dà spazio alla poesia, una poesia migrante d’eccellenza, scritta da Mia Lecomte, italiana di origine francese che, tra l’altro, è redattrice della rivista online di letteratura di migrazione El-Ghibli, collabora all’edizione italiana de ‘Le monde Diplomatique’ ed è fondatrice de ‘La compagnia delle poete’, una sperimentazione poetico-teatrale composta da autrici allofone di lingua italiana. Al Festival Mia Lecomte offre riflessioni sulla sua silloge poetica ‘Al museo delle relazioni interrotte’.

Ho chiesto a Mia Lecomte cosa significhi per lei partecipare al Festival quest’anno:

“Il Festival di Palermo si focalizza sulle letterature migranti nel senso più ampio e, finalmente, consapevolmente attuale. Come sostengo da anni quale studiosa di letteratura, di poesia transnazionale, i flussi migratori plurilingue – reali ma anche più banalmente virtuali – ci costringono a riconsiderare l’assetto e i canoni delle letterature nazionali, e forse anche la loro ragion d’essere. In questo senso, sono felice di partecipare a un Festival che è risultato di un’evidenza culturale, letteraria, che molti ancora si ostinano a ignorare. Un Festival in cui mi rispecchio anche come autrice – la veste in cui stavolta sono invitata – non solo per il mio percorso biografico personale, ma perché sono in campo tematiche, motivi, atmosfere che impregnano profondamente la mia scrittura.”

Altri poli tematici si incentrano sull’emergenza ambientale, sulla globalizzazione e sui diritti umani. Il meticciato è un argomento ricorrente e tutto ciò trova radici non solo nella letteratura, la cui sezione del Festival è diretta dallo scrittore Giorgio Vasta, ma anche nel cinema, nella musica, nella fotografia e nel teatro.

Il Centro Sperimentale di Cinematografia di Palermo mostra l’esito del progetto didattico “Attraverso Palermo” scaturito dall’incontro di sei minori stranieri non accompagnati e quattro studenti del Centro Sperimentale di Cinematografia. Sotto la guida dei film-maker Letizia Gullo e Pierfrancesco Li Donni, i ragazzi sono andati alla ricerca di luoghi evocativi nella città che narrassero parole perdute nella lingua d’origine senza equivalente nella lingua di adozione e parole nuove che appartengono alla cultura di accoglienza, a testimonianza che l’altro e il diverso è tutta una questione di prospettiva, anche linguistica.

Per il programma completo consultare il sito www.festivaletteraturemigranti.it

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