31 dic. 2017 Caro Hamed ti scrivo…

di Gianguido Palumbo.

Per questo ultimo Editoriale dell’anno ero indeciso se scrivere un articolo sull’Italia multietnica di fine 2017 con tutte le sue contraddizioni o una riflessione, un bilancio su questo anno sperimentale di MONDITAreview, la prova di un periodico nazionale dedicato al racconto dell’Italia inter-etnica, al di là delle cronache, delle proteste, delle indignazioni ed anche delle utopie.

Ma oggi ho deciso invece di scriverti, Caro Hamed, portandoti non solo delle parole ma anche alcuni miei vestiti per sentire meno freddo.

Ti conosco da quattro anni, da quando sono venuto ad abitare qui a San Lorenzo, a due passi dalla Stazione Termini ma anche dall’Università La Sapienza, dall’Ospedale Umberto Primo, dal Cimitero del Verano. San Lorenzo quartiere storico di Roma, cresciuto dalla fine dell’800 fino a metà del ‘900 come residenza popolare per gli Operai delle Ferrovie, per i marmisti del Cimitero, per gli infermieri e barellieri dell’Ospedale, per i dipendenti dell’Università e sempre più per gli studenti, più qualche artista, qualche intellettuale e qualche giovane professore. San Lorenzo, un quartiere storico dove la Montessori ha iniziato a sperimentare la sua rivoluzione pedagogica per i figli dei residenti proletari di allora nel 1905, dove è nata la Resistenza al Fascismo, dove sono morte più di 1000 persone per i bombardamenti dell’ultima guerra, dove Pasolini, Moravia e loro amici artisti avevano studi e si incontravano a mangiare, dove sono nate associazioni di ogni tipo, sono nate radio e organizzazioni politiche della Sinistra Rivoluzionaria degli anni ’70, dove negli ultimi dieci anni sono nate nuove occupazioni socioculturali di spazi abbandonati e trasformati in Centri Sociali molto attivi, dove a poco a poco sono nati decine di locali per mangiare e stare assieme tanto da diventare meta serale e notturna di migliaia di giovani ed anche di turisti, dove 15 anni fa, dieci anni prima di me, sei arrivato anche tu Hamed, egiziano mio coetaneo di 65 anni.

La prima volta che ti ho visto esattamente quattro anni fa, a dicembre del 2013, avevo appena traslocato nella mia nuova casa di San Lorenzo dietro Piazzale Tiburtino, accanto alla splendida antica Porta Tiburtina in pietra con il suo arco incastonato fra le mura aureliane in mattoni. Quella mattina fredda di quattro anni fa andavo a comprare il quotidiano a Piazzale Tiburtino ( dove ho conosciuto un altro cittadino romano di origine straniera, del Bangladesh, che gestiva l’Edicola ), e proprio appoggiata alle alte mura prima dell’angolo che dà sul Piazzale, c’era una tendina igloo piantata sul marciapiede dalla quale tu uscivi già vestito per andare al tuo posto di lavoro : una sedia al centro del retro Piazzale Tiburtino, vicino all’edicola, dove da 11 anni badavi alle macchine posteggiate, con molta discrezione, non da posteggiatore ma da controllore.

Quella mattina ( ed ancora adesso ) mi colpì la tua età, il tuo fisico e il tuo viso : sembravi il fratello del grande attore Omar Sharif, tuo conterraneo egiziano. In questi quattro anni ti ho visto e salutato quasi ogni giorno, andando a comprare i giornali all’edicola del retro Piazzale, e ho ammirato sempre più la tua pacatezza, la tua pazienza, la tua resistenza, la tua dignità, i tuoi ragionamenti espressi con una voce profonda, il parlare calmo in un italiano che molti “italiani” non saprebbero neanche imitare.

Ti ho visto cambiare posizione della tenda più volte, per le rare ma ripetute ispezioni della Polizia nella zona del Piazzale e retro Piazzale Tiburtino o per le più rare azioni di pulizia dei marciapiedi della medesima area da parte dell’Azienda Municipalizzata di Roma.

Ti ho visto convivere, e resistere invecchiando, con decine di altri immigrati malridotti, ubriachi, drogati, probabilmente spacciatori disperati, altri ormai malati di mente, altri più giovani, tutti  accampati sul retro Piazzale accanto all’edicola, fra materassi semibruciati, cumuli di immondizia, piccoli falò invernali, litigi, retate improvvise della Polizia ( in quattro anni credo solo quattro ), in una situazione di degrado umano e urbano concentrato in pochi metri quadri lungo le Mura Aureliane, in piena vista e passaggio quotidiano diurno e notturno di migliaia di auto, di migliaia di persone ( abitanti, studenti, turisti, frequentatori dei locali ).

E tu sempre lì, seduto ogni giorno nell’area parcheggio, e di notte nella tua piccola tenda sempre più malridotta ricollocata ormai da un anno circa nell’angolo estremo del retro-Piazzale, in compagnia da qualche mese di una donna più giovane di te anche lei sola, senza nessuno, senza casa e lavoro, con la tua sola consolazione.

Poco tempo fa hanno pure chiuso l’edicola perché il titolare non pagava la tassa di occupazione del suolo da anni e così anche il gestore edicolante del Bangladesh da 18 anni era lì a vendere giorno e notte i giornali con l’aiuto del figlio, è dovuto andar via lasciando la piccola edicola abbandonata, con ancora attaccata in alto l’insegna storica de L’Unità. Senza l’attività commerciale dell’edicola molto frequentata quel marciapiede addossato alle Mura è sempre più ridotto ad un concentrato della disperazione umana e sociale multietnica.

Né la Municipalità ( Municipio 2° ) né la Caritas che gestisce il vicinissimo Dormitorio con Mensa per i senza casa alla Stazione Termini, né associazioni, né cittadini ( me compreso ), né la Polizia e l’Azienda Municipalizzata in questi quattro anni sono e siamo stati capaci di affrontare e risolvere questo minimo caso di assistenza sociale per poche persone straniere abbandonate a se stesse e da se stesse, di recupero urbano di pochi metri quadri di città, di città storica, per restituire dignità ad una decina di immigrati e ad un luogo della città, della Capitale d’Italia, in uno dei quartieri storici più significativi e carichi di storia.

Caro Hamed, per primo mi vergogno io stesso che in quattro anni di fatto non ho fatto nulla se non conoscerti, rispettarti, aiutarti davvero poco. Ma la vergogna dovrebbe estendersi ad un Quartiere che è stato capace di resistere al Fascismo, di reagire al Capitalismo inventando movimenti e azioni sociopolitiche e culturali, ma di fronte alla  Immigrazione, alla Multietnicità, alla Convivenza necessaria e possibile, non riesce a fare quasi nulla : passa da lì, forse si stupisce, ti e vi guarda chi impietosendosi chi imprecando, qualcuno posteggia e al massimo ti da 50 centesimi, molti invece di notte si avvicinano per comprare stupefacenti dai tuoi vicini di tenda o di materasso per passare una serata molto “figa” con amici ed amiche a San Lorenzo !

Caro Hamed non so quanto resisterai in quella tenda con i tuoi 65 anni, la tua pazienza e la tua intelligenza, e non so neanche cosa augurarti per il 2018.

Io proverò a fare qualcosa di più che non solamente scrivere questi miei articoli in un sito internet letto da qualche centinaio di persone sparse per l’Italia, e ogni tanto portarti qualche oggetto qualche vestito, qualche buon cibo o bevanda.

Ciao Hamed ci vediamo domani, 1,2,3,4,5…..gennaio 2018.

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