Novembre, il mese delle donne ?

di Melita Richter ( Trieste ).

Non piace affatto essere incastonate in una nicchia temporale stretta o di qualsiasi definizione specifica. Non un mese, ma l’anno intero, il tempo complesso dell’epoca, del secolo e della società contemporanea dovrebbe essere in ugual misura di donne, uomini, bambini, adolescenti, anziani… In una parola di Cittadini, di Umanità. Purtroppo, il mese di novembre è fortemente segnato dalla simbolica cifra della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, una scheggia di tempo rubato, riconquistato a caro prezzo di soprusi, dolori, sofferenze, umiliazioni, emarginazioni che il genere femminile ha patito lungo la storia, e patisce ancora. Si tratta della ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che ha designato il 25 novembre data in ricordo del brutale assassinio nel 1960 delle tre sorelle Mirabel da parte del regime dittatoriale di Rafael Leònides Trujillo, Repubblica Domenicana. L’Assemblea Generale ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica.

Le donne del Mondo hanno risposto non soltanto in questa data, ma durante tutto il mese di novembre, celebrando il ricordo delle predecessore, promuovono momenti di riflessioni sulla condizione storica delle donne e il ruolo che le donne svolgono attualmente nell’ambito sociale, culturale e politico in diverse parti del mondo. Lo fanno con convegni, incontri, ricerche, letteratura, arte e scambio di esperienze oltre i confini nazionali, rafforzando così i rapporti transfrontalieri, lo fanno nelle piazze, nelle strade, nelle gallerie d’arte, nelle Università, nei musei, teatri ecc… Generalmente, negli spazi pubblici dove la loro voce non è più celata, dove i loro corpi sono visibili.

In questo mese appena concluso, ho avuto possibilità a prendere parte ad alcuni eventi in diverse città italiane dove le associazioni femminili, libere dalle sovrastrutture partitiche, hanno contribuito all’approfondimento delle relazioni tra i generi e alla diffusione delle pratiche di prevenzione e di contrasto alla violenza in ogni sua forma.

Il primo evento è stato promosso dalla Società Italiana delle Letterate- SIL, nella Casa internazionale delle donne di Roma, via della Lungara, nelle giornate del 17-19 novembre.  Quest’anno, in occasione del Convegno annuale della SIL, ci siamo interrogate sui legami che uniscono le donne in un condiviso ‘sentirsi a casa nel mondo”.

Di fronte all’incertezza dei tempi presenti, in cui continuamente sono all’opera spostamenti e strappi”, il tema scelto è stato abitare. “Abitiamo i nostri corpi, gli spazi: delle associazioni, delle riviste, delle case editrici, di scuole e università”, scrivevano le organizzatrici. “Abitiamo le scritture. Abitare per noi significa fatica, perdita, ma anche invenzione.” E sulla scia di queste ‘direzioni’ si sono articolati i Workshop che hanno rilevato il pensiero plurale e il vissuto delle donne non soltanto nel campo letterario. Tra l’altro, si è riflettuto su come per molte donne a volte rimane solo la lingua madre come casa simbolica, non dimenticando allo stesso tempo che è stato il “ femminismo che abbiamo fatto nostra veste” il fattore chiave che le ha messo in relazione, aiutandole a sciogliere il groviglio relazionale-temporale in cui si forgiavano le identità femminili lungo il faticoso passaggio dall’invisibilità all’essere soggetti della storia.

Il secondo saliente evento in questo periodo, dedicato – e creato – dall’universo femminile, questa volta a Trieste, è stata l’inaugurazione della Biennale Internazionale Donna – BID (il 25 novembre). Si tratta di un’esposizione di respiro internazionale realizzata dall’Associazione culturale Porto Arte, con la guida di straordinarie promotrici culturali, Antonella Caroli, Barbara Fornasir e Alda Radetti e la Consigliera di Parità di Trieste Gabriella Taddeo.

La BID ha dato visibilità alle molteplici espressività e capacità femminili in diverse aree artistiche: pittura, scultura, fotografia, arte applicata, design, installazioni, performances di musica, canto, poesia, opere di imprenditoria femminile locale e altro ancora. Inoltre, l’evento è stato un’ occasione di incontro internazionale fra le culture dei vari Paesi partecipanti.  

Due ultimi momenti di rilevanza internazionale che uniscono donne italiane, donne dell’area ex jugoslava e femministe del mondo  di cui brevemente accenno in questo contributo sono stati il Convegno  di Torino, svoltosi il 28 novembre, sul tema: “Bisogno di verità. Tribunale delle donne, un approccio femminista alla giustizia”, promosso dal CIRSDe – Centro Interdisciplinare di Ricerca e Studi delle Donne e di Genere dell’Università degli studi di Torino in collaborazione con Donne in nero della Casa delle donne di Torino, e  il Convegno “Violenze di genere. Da vittime a soggetti di storia e di giustizia”,  Ravenna, 30 novembre,  nell’ambito della rassegna Diritto, Giustizia, Riparazione.

In ambedue occasioni si è voluto trasmettere la consapevolezza che la violenza sulle donne è un fenomeno occulto, sistemico e globale, si è voluto scandagliare i sistemi giuridici istituzionali che operano a livello nazionale e internazionale, interrogandosi quanto essi soddisfino la richiesta di giustizia e di verità avanzata da donne vittime di molteplici forme di violenza.

Infine, partendo da specifiche caratteristiche della genesi del Tribunale delle donne per la ex Jugoslavia svoltosi a Sarajevo dal 7 al 10 maggio 2015 dopo otto faticosi anni di preparazione tra le associazioni e reti di attiviste dei movimenti delle donne di tutti i paesi della ex Jugoslavia (Bosnia Erzegovina, Croazia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia e Slovenia), sono stati illustrati i modelli e metodi di giustizia alternativa elaborati da donne che hanno subito violenza, modelli che propongono un approccio femminista alla giustizia finora sconosciuti in Italia.

Si tratta del Tribunale delle donne che si fonda sui principi della giustizia transizionale che prevede non soltanto sanzioni penali, ma anche quelle non penali in cui la società civile gioca un ruolo principale e si assume responsabilità sostanziale. L’ approccio femminista alla giustizia non emette sentenze, ma cerca di soddisfare quei bisogni di verità e riparazione che i tribunali istituzionali non prendono in considerazione.

La Foto : Torino, 28 novembre 2017- Relatrici al Convegno “Bisogno di verità. Tribunale delle donne, un approccio femminista alla giustizia”, Elisabetta Donini, Miryam Carlino, Melita Richter, Chiara Correndo, Mia Caielli.

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