SouthAfrica and Black Migrations

di Franco La Cecla  – antropologo ( Palermo – Milano ).

Ringraziamo il Prof. La Cecla per questi suoi appunti da Johannesburg durante una missione di lavoro in Sud Africa con un gruppo di studenti universitari.

Tra gli alberi di jacaranda esplosi di violenti rossi e malva, nel quartiere di Linden, a nord di Johannesburg è l’ora di uscita di bambine e bambini da scuola. Il filo spinato elettrificato, le mura alte in una  zona residenziale molto curata. All’angolo di fronte alla scuola un emporio di formaggi naturali invita coloro che passano un Suv a fermarsi per assaggiare un ritorno alla terra e ai sapori autentici. Gli scolari cominciano a sciamare come farebbero in qualunque altra parte del mondo. Sono vestiti con le divise della scuola e ben curati. I loro genitori aprono le portiere delle grandi auto e dei pick up perfettamente puliti.  Tutti gli scolari sono a piedi nudi. E senza scarpe montano sui veicoli dei padri e delle madri. E’ una scuola boera, della minoranza bianca che ha dominato con l’apartheid questa terra fino a 21 anni fa. Allevati dai genitori all’essere orgogliosamente Afrikaners, “africani” veri, attaccati alla terra e alle tradizioni, pronti a dimostrarlo con tenacia e con tutti i mezzi, farmers nel cuore anche se gestiscono banche e miniere. I piedi nudi sono il simbolo del loro non essere viziati dalle comodità cittadine e dal successo economico. Oggi però tutto questo è simbolo di una sconfitta. Subito dopo le elezioni che hanno portato Mandela ad essere il primo presidente di un SudAfrica liberato dall’apartheid 3 dei 6 milioni di bianchi che costituivano la minoranza al potere su una popolazione di 55 milioni di neri, coloured e indiani, sono andati via.

Oggi i 3 milioni che rimangono sono un visibile resto sospeso tra chi vuole restare per una sincera affermazione di una democrazia arcobaleno ( un’idea sempre più difficile da abbracciare) e chi rimane perché ha ancora in mano gran parte della ricchezza del paese.

Nelle stesse ore in cui le scuole si svuotano il centro di Joburg, come tutti qui chiamano la capitale economica e finanziaria del Paese mostra la trasformazione che ha cambiato radicalmente il volto del “financial district”. Laddove c’erano le sedi di banche, holding, società che gestivano l’oro e i diamanti c’è un quartiere di edifici in vetro e cemento abbandonati, le orbite vuote dei portoni e delle finestre, le facciate scrostate. Abbandonate e occupate da una marea di disperati homeless, di neri esondati dalle townships, di nuovi immigrati dai paesi vicini, Botswana, Zimbabwe, Mozanbico. Dormono in edifici senza luce né acqua, dormono per terra, vi inseguono ossessivamente e a volte minacciosamente per avere qualche rand. Anche se nuovi imprenditori neri stanno cercando di riportare in vita il centro con club jazz, guesthouses e gallerie d’arte, se cercate di farvi un giro più largo dell’isolato che contiene la loro buona volontà vi dicono di farlo con molta prudenza e circospezione: aggiungono che non è diverso qui dalle grandi città del mondo. Poi vi aggiungono di non oltrepassare la linea invisibile che separa questa parte della città da una oltre Constitution Hill, la storica collina dove è stata dichiarata la nuova costituzione. Oltre quella collina è una zona grigia, pericolosa, disperata, arrabbiata.

“The Rage” è la marca di scarpe da donna più venduta alla nuova piccola borghesia nera emergente. Scarpe sexy, ben disegnate e a poco prezzo. Ma rage è anche la parola più sentita. A 21 anni dalla fine dell’apartheid, con un parlamento  governo costituito in gran parte da neri la distribuzione della ricchezza è cambiata ben poco. Sono lì a dimostrarlo le immense township, Alexandra, Soweto e altre decine di baraccopoli di milioni di abitanti neri e coloured ( un termine con cui qui vengono chiamati i mezzo-sangue, il misto di abitanti originari, khoisan e bianchi, di malay, cioè di genti provenienti dall’asia e mescolatisi con neri e indiani, i coloured sono oggi i nuovi discriminati). Ci sono certamente nuovi ricchi black, c’è soprattutto una classe di politici ricchi e super-corrotti capeggiati dal ladro per eccellenza che è il presidente Jacon Zuma.

Si dice che due Rand ( la moneta sudafricana che subisce una svalutazione che si va pericolosamente accelerando) su tre delle imposte pagate dai cittadini vengono stornate dalla corruzione politica. Zuma, che è uno zulu ma appartiene al partito di Mandela, quell’ANC, African National Congress che ha avuto migliaia di martiri e di centinaia di migliaia di militanti e che ha messo in ginocchio i nazisti bianchi al governo, Botha, De Klerk and company.

Nelson Mandela l’aveva però annunciato , che la caduta dell’apartheid era solo l’inizio “ Now we are free to be free”, è solo l’inizio.

Oggi a distanza di 21 anni da quello storico momento sono molti i giovani neri “liberi” che gli rimproverano di non avere fatto quello che si doveva fare, soprattutto levare ai bianchi le risorse che appartenevano al paese, nazionalizzare miniere e terra. Il SudAfrica di oggi continua a produrre buona parte dell’oro e dei diamanti che vanno in giro per il mondo, ma i profitti non ricadono nel paese. La questione della terra e della proprietà è più scottante che mai. L’ ANC  si è trasformato in una democrazia  cristiana che distribuisce assistenza, su parla del 60% di neri impiegati in mestieri pubblici che non sono altro che un welfare, soldi dati alle township con una politica immobiliare pubblica di costruzione di nuove case unifamiliari, una politica che ha migliorato radicalmente le condizioni di chi ci abita ma che li ha piantati ulteriormente in queste immense distese di lamiera e baracche che sono anche la continuazione di un apartheid sociale e non più razziale. Il partito al governo sta semplicemente consumando le risorse che ha trovato all’arrivo al potere, e adesso con l’acqua alla gola ha chiesto un prestito alla Banca Mondiale per continuare a pagare i milioni di assistiti e sotto-assistiti. Il SudAfrica è alla bancarotta, si parla di catastrofe imminente. Le campagne non hanno acqua, perfino Capetown è in condizioni critiche e non si tratta solo della siccità e dello slittamento della stagione delle piogge dovuta al cambiamento climatico.

La fuga dei Bianchi adesso è accompagnata dalla fuga di Neri e Coloured.

Visto che ci vogliono dai dieci ai diciotto mesi per ottenere un visto, già si sa che il 2018 sarà l’anno della più grande fuga dal paese, superando i 7 milioni che già sono andati via negli ultimi 20 anni. La gente fugge dalla “rabbia”, la rabbia nera di chi si aspettava che il paese diventasse un luogo vivibile e più giusto e invece si è visto ricacciare nella propria emarginazione. La rabbia dei neri che si sono trovati a contare ventimila morti nella repressione avvenuto subito dopo la caduta dell’apartheid proprio per mano di quel De Klerk che ha avuto il Nobel per la pace con Mandela e dei koryi della guerra politica tra ANC e INKHakta, il partito Zulù che non si sentiva rappresentato dalla vittoria dell’ANC.  Si parla di 20mila tra  morti e scomparsi nei dieci anni dopo la caduta dell’apartheid. I neri fuggono dalla insicurezza delle città, dal pericolo di essere oggetto di furia e aggressioni da parte di altri neri e coloured ( le loro townships sono considerate le più pericolose, ma è una storia complessa raccontata magistralmente in Born a Crime- Nato come crimine, da Noah, il divertentissimo anchorman…..). Fuggono i bianchi, anche quelli che si sono battuti con Mandela, anche quelli progressisti che vogliono cambiare il paese, anche quelli che si stanno prodigando per risanare l’economia, e hanno inventato nuove produzioni sostenibili. Fuggono perché oggi tartassati da imposte, con pochissimo accesso alle università per i figli. La questione del colore , rovesciata, ma poi mica tanto, continua ad essere la principale. Quelli tra i black che ce l’hanno fatta vengono odiati dalla maggioranza e apostrofati “Coconut”, neri di fuori come il cocco ma bianchi dentro, i meticci, i coloured vengono chiamati “yellowbone”, ossa gialle, rispetto ai blackbone, le ossa nere dei black al 100%.

 

 

 

 

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