Adozioni internazionali irresponsabili

Renato Volterra  – Maestro Elementare metodo Montessori

Nelle ultime settimane il tema delle adozioni nelle nostre classi prime è stato molto pressante. Noi  insegnanti siamo stati informati da poco, ad anno scolastico ben avviato, che un alunno particolarmente irrequieto in realtà era stato adottato all’estero a pochi giorni dalla nascita. Questa rivelazione  ha modificato immediatamente il comportamento del bambino su cui  probabilmente gravava  il peso di questo segreto.

Non conosco l’iter seguito dalla coppia di genitori, ma poiché  il bambino era  appena nato e non essendo loro affiancati  da una struttura che li abbia seguiti e indirizzati, ho ipotizzato che potrebbe trattarsi di un’adozione “non canonica”. Ci sono  altri due bambini adottati da coppie italiane nelle classi  che non presentano  il “baratro emotivo” del loro compagno.

Tutto questo mi  ha  portato a riflettere sul meccanismo delle adozioni,  sulla congruità di alcuni adulti che  accedono alla genitorialità, forse sono poco consapevoli, o ancora peggio non riescono ad accettare,  una volta che si presenta a loro in tutta la sua complessità , la “missione”.

L’argomento è particolarmente attuale:  quante coppie per evitare l’iter farraginoso e faticoso dell’adozione per via ufficiale cercano “scorciatoie”, che dati i tempi sono facili da trovare  sempre più a buon mercato? (Il giornalista dell’Espresso e Repubblica  Fabrizio Gatti ha condotto una inchiesta esplosiva nei mesi scorsi, che ha provocato scandalo nazionale , interpellanze parlamentari ed anche modifiche normative)  

Purtroppo solo in seguito si accorgono che i bambini non sono come pensavano, che richiedono impegno, affetto non formale, sincero e spontaneo; per non parlare delle difficoltà psicologiche che derivano da comportamenti inconsapevoli dei genitori che non sentono il figlio come veramente proprio.

Tutte queste problematiche arrivano in classe dove gli insegnanti se ne devono far carico cercando  soluzioni, intraprendendo  percorsi tortuosi,  non sempre avendo personale e mezzi a disposizione… eppure così come dice la canzone “urla il vento,  fischia la bufera scarpe rotte eppur bisogna andar…” ogni giorno si percorre un tratto di questa strada che ci porterà a formare le menti delle prossime generazioni.