Alida di Brhan Tesfay

di Maria Cristina Mauceri.  – University of Sydney

Brhan Tesfay è un autore di origine eritrea che ha esordito nel 1997 e ha pubblicato diversi romanzi, poesie e messo in scena un monologo teatrale. Nel 2012 ha fondato a Prato la casa editrice S.U.I. Sviluppi Umani Immaginari http://www.edizionisui.it , “per dare spazio alla narrazione senza patria”, che non pubblica solo libri di scrittori transnazionali. Con questa casa editrice l’anno scorso ha ripubblicato una versione rivista del suo romanzo Alida che era uscito nel 2006 a cura delle Edizioni dell’Arco.

Alida è un romanzo con una trama accattivante e quando si inizia a leggerlo, si vuole assolutamente sapere come la storia narrata andrà a finire.

Il libro è ambientato in un imprecisato paese che, conoscendo le origini di Tesfay, si intuisce essere l’Eritrea, e più precisamente nelle città di Asmara e Massaua. Protagonista del romanzo è la giovane Alida, bella e ribelle che fugge da una famiglia povera e tradizionalista per crearsi una nuova vita in un’altra città. La sua aspirazione alla libertà e a una vita diversa non è di lunga durata. A causa di un incidente, di cui rimane vittima, incontra un ricco mercante borghese di cui si innamora e che sposa, rinunciando alla sua indipendenza. Il romanzo si conclude tragicamente perché, quando il marito scopre che Alida lo tradisce, non la ripudia, come ci si attenderebbe, ma si vendica costringendola giornalmente a vergognarsi perché esibisce a tavola una foto che testimonia il suo tradimento.Tesfay ha creato una figura femminile ribelle e misteriosa, che esercita un forte fascino sugli uomini, da cui si tiene lontana fino a quando decide di sposarsi.È interessante l’osservazione di Karim Metref, secondo il quale Alida rappresenterebbe l’Africa con la sua sete di libertà e di emancipazione, ma che rimane prigioniera di una borghesia mercantile che la sottomette alla propria dominazione egoista.  (http://www.letterranza.org/recensione-n-34-alida-ii-ed-di-brhan-tesfai/)

Al di là di questa interpretazione, Alida ci appare un personaggio attraverso il quale l’autore ha voluto rappresentare la condizione femminile in Eritrea e la difficoltà che hanno le donne di questo paese di essere indipendenti e crearsi una vita autonoma. La scelta di Alida di rinunciare alla sua libertà per sposarsi e sottomettersi al marito, senza che sia spiegato questo improvviso mutamento di vita, rimane enigmatica. Infatti il matrimonio sembra contraddire la sua iniziale aspirazione a una vita fuori dai canoni tradizionali imposti a una donna del suo paese. Forse Alida sente il bisogno di uscire dalla condizione di marginalità che si è autoimposta e il matrimonio è un modo per rientrare nella normalità e non dover sempre difendersi ed essere vista dagli uomini come una preda.

La narrazione ha anche una dimensione magica, infatti viene fatto capire che la trasformazione di Alida e il suo desiderio di emanciparsi dalla famiglia siano dovuti alla presenza in lei dello spirito di un uomo, morto in un incidente, a cui la giovane ha involontariamente assistito. Lo spirito dell’uomo diventa una specie di nume tutelare di Alida, dandole forza e coraggio. Il tema dell’incidente, che ricorre due volte nel romanzo, sottolinea il ruolo della casualità nella vita della donna. Questo forse spiegherebbe anche il suo repentino cambiamento di vita quando incontra il giovane ricco che decide di sposare. Una parte del fascino del romanzo consiste anche in questo lasciare irrisolte alcune domande che il lettore si pone e a cui deve sforzarsi di trovare eventualmente una risposta.

L’autore è sicuramente interessato alla rappresentazione della condizione femminile e al modo diverso di concepire e vivere i ruoli di genere nel paese dove il romanzo è ambientato e che, come viene più volte specificato, si trova in una fase di transizione. Anche se l’appartenenza a una classe sociale abbiente sembra permettere alle giovani, almeno in casa, una maggior libertà, come si nota dal comportamento delle sorelle del futuro marito di Alida, quando si sposano il destino che le attende non differisce molto da quello delle ragazze di famiglie umili: tutte si devono sottomettere alla volontà del marito e adattarsi agli unici ruoli previsti per loro, quelli di moglie e di madre. Certamente è interessante che uno scrittore abbia voluto narrare la storia di un’emancipazione femminile, seppur fallita, e anche se il romanzo rivela una certa sensibilità per la condizione delle donne in Eritrea, non lo definirei però un romanzo femminista.

Intervista all’autore

MCrM: Come è nata l’idea di scrivere questo romanzo totalmente ambientato in Eritrea e con una forte protagonista femminile?

BT: L’intuizione, la scintilla, il prurito di un’idea sono delle antenne che captano, nel caso della narrativa, storie che sono già nell’aria che respiriamo, oppure sono come i ‘Sei personaggi in cerca di autore’ di Pirandello, irrompono nella nostra vita. Una volta intercettata, incontrata una storia, bisogna ascoltarla e in qualche modo entrare in relazione, amarla con tutto quello che comporta questo sentimento vitale, carnale. Questo esercizio dell’ascolto richiede lavoro, dedizione, passione, empatia, e il dilatarsi del tempo nel segno della noia … a rischio di domandarsi – Come faccio a spiegare a mia moglie che quando fisso il vuoto dalla finestra sto lavorando? -, J. Conrad, direi non solo alla moglie ma anche alle persone che ci circondano. La storia viene catturata quindi da quello spazio dove ‘gli spiriti si mescolano ai non – nati’ come scrive Ben Okri, ‘The Famshed Rod – la via della fame -.  Se l’origine della storia può essere quello, l’ambientazione riporta spesso elementi che sono familiari all’autore, ma per quanto mi riguarda non riconoscono i confini come elemento determinante per comprendere, raccontare una storia. Lei ha identificato l’Eritrea, anche se non è nominata, anche se il paesino che è nominato è collocato in modo errato, ed io la seguo, ma è una storia che può trovare la propria dimensione in vari frammenti dei paesi africani. Un fattore era determinante per quanto mi riguarda, raccontare una storia (non la storia) di normalità, che potrebbe sembrare una pretesa banale o ovvia, ma quando si parla dell’Africa o degli africani, l’ovvio è la porta dell’inferno.

MCrM: È certamente interessante che nel suo romanzo non ci siano riferimenti spaziali precisi e anche quelli temporali restano vaghi, come mai questa scelta?

BT: La mia storia personale mi porta ad affermare che il mio corpo può essere identificato con un luogo circoscritto e in un tempo preciso, ma il mio spirito (anima, psiche) no. Quest’atteggiamento o sentimento, se può essere condiviso a livello di pensiero, difficilmente è percepito come realtà.  Allora ecco che nelle storie che ascolto e poi racconto, questa realtà si manifesta, ma rischia di essere presa come una mancanza o come punto di debolezza.

MCrM: È difficile per uno scrittore immedesimarsi in un personaggio femminile?

BT: Per rispondere chiedo soccorso a un personaggio maschile di – Se non mi lasci cambio religione – un romanzo che sto scrivendo. Lui viene trascinato nello studio di uno psicologo dalla propria compagna, e durante la prima seduta l’esperto gli svela che i suoi rapporti hanno la durata delle quattro stagioni, ogni sua relazione era iniziata e finita all’interno di questo periodo. Questa scoperta inciderà sulla sua percezione; ecco io non ho deciso di raccontare come personaggi principali figure femminili, ma l’ho scoperto quando mi è stato fatto notare. Addirittura alcuni hanno pensato che fossi una scrittrice, tanto da invitarmi nella libreria delle donne di Bologna, salvo poi disdire una volta scoperto che ero un uomo.  Sono grato a tutti quelli che hanno pensato che fossi una donna leggendo i miei libri.

MCrM: Ritiene che il romanzo possa ancora riflettere la condizione femminile in Eritrea oppure nel corso del tempo almeno qualcosa è cambiato?

BT: Nel mio romanzo – Specchi sbagliati – i due personaggi femminili Vittoria e Jasmin, vivono la stessa vita in tempi diversi, quindi direi che la questione femminile non riguarda solo un determinato luogo, ma ogni società patriarcale. Detto questo, credo che questo sia il periodo storico migliore che abbiamo prodotto per quanto riguarda le condizioni dell’essere donna, non è molto ma è un buon punto di partenza.  

MCrM: A mio avviso,  Alida resta un personaggio piuttosto evanescente e misterioso, perché ha voluto rappresentarla in questo modo?

T: Le storie che ascolto, non sono solo contenitori di una somma di eventi, ma sono espressioni di volontà, sono simboli in carne ed ossa … va da sé che il personaggio di Alida cammina su questo sentiero.

MCrM: Lei ha creato una casa editrice, S.U.I., come ha dichiarato “per dare spazio alla narrazione senza patria”, come vede oggi in Italia la situazione degli scrittori transculturali?

BT: Spesso l’arte è veicolata attraverso gli stereotipi, e questo è un paradosso, in quanto è la negazione dell’arte stessa. Come si poteva contestare quest’atteggiamento? Questo stereotipo? Realizzando un luogo dove si dichiara che è irrilevante la provenienza (di dove sei?), l’appartenenza (di chi sei?), focalizzando l’attenzione sull’arte, questo è in qualche modo la missione di edizioni sui (sviluppi umani immaginati) e viva l’arte senza patria, oppure l’arte che riconosce come la propria patria la dimensione dell’anima.

 

 

 

 

 

 

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