Diaspore o Comunità ? Migrazione e Cooperazione.

di Gianguido Palumbo.

Mentre in questi giorni di temporali e caldo, di siccità e gravi problemi, una giovane dirigente nazionale del PD ha dichiarato che dobbiamo preoccuparci del calo delle nascite e del rischio di estinzione della “Razza Italiana” ( ma che “razza” di persone scelgono oggi i partiti italiani come dirigenti nazionali ?  Dimissioni subito ! ), il prossimo 19 novembre si svolgerà il primo Summit nazionale delle Diasporedeciso, promosso e finanziato dal Ministero degli Esteri con il CNCS Consiglio Nazionale Cooperazione allo Sviluppo. Entro novembre 2017 saranno organizzati anche 7 incontri territoriali, preparatori del Summit Nazionale, con i rappresentanti delle associazioni in diverse città italiane e 2 incontri dedicati all’imprenditoria, per valorizzare e rafforzare il dialogo con la cooperazione Italiana.

Sulla carta sembra essere ( e speriamo che sia ) una delle buone azioni della nuova Legge 125 del 2014 sulla Cooperazione Internazionale che fra le novità ha finalmente inserito il riconoscimento e la promozione delle Comunità Straniere e delle loro Associazioni esistenti in Italia come soggetti protagonisti di Progetti cofinanziati di Cooperazione Internazionale.

Alcuni programmi sperimentali erano anni che venivano finanziati anche da Agenzie delle Nazioni Unite assieme ad Enti Locali e Ong italiane e il Summit di novembre dovrebbe rilanciare in modo sistematico le alte potenzialità del coinvolgimento degli Immigrati-Stranieri organizzati in Italia per il futuro dei loro Paesi di origine. E in qualche modo, a seconda di come i progetti sono ideati e realizzati, la cooperazione internazionale dovrebbe-potrebbe migliorare lentamente le condizioni di vita delle popolazioni in difficoltà diminuendo il bisogno di emigrare : ma non tutti sono d’accordo su questa analisi ed anzi ritengono che non esista un effetto diretto fra sviluppo della cooperazione internazionale e diminuzione dell’emigrazione verso l’Occidente.

Il CNCS ha anche approvato il Documento triennale di programmazione e di indirizzo della Cooperazione Internazionale italiana 2016-2018 che individua 22 Paesi prioritari su diverse aree geografiche e che tiene conto delle più recenti sfide poste dalle migrazioni, con particolare riferimento al Fondo Africa. ( Documento triennale di programmazione e di indirizzo 2016-2018 sul sito del MAECI: http://www.esteri.it/mae/resource/doc/2017/03/doc_triennale_2016-2018_-_finale_approvato.pdf ). Inoltre lo stesso CNCS ha approvato la decisione di organizzare entro il 2017 una Conferenza pubblica nazionale sulla Cooperazione Internazionale per favorire la partecipazione dei cittadini riconoscendo l’importanza della Comunicazione pubblica anche per contribuire ad un migliore approccio alla Migrazione elaborando una strategia di Educazione alla Cittadinanza globale che potrebbe essere la base per i lavori della Conferenza.

Un programma interessante e stimolante quanto impegnativo per il MAECI Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale. Ne riparleremo nei prossimi mesi anche nella Rubrica specifica di questo Periodico.

In questo Editoriale invece vorrei soffermarmi su un problema di terminologia per ciò che questo comporta :  riflettiamo sulla parola DIASPORA.

Il Summit per adesso si chiama appunto “Summit Nazionale delle Diaspore in Italia” e non delle Comunità Straniere. Perché ? Va bene così ?

Come viene percepita la parola DIASPORA da Noi aborigeni-indigeni “italiani” ( come direbbe la “dirigente politica” prima citata, di “razza italiana” ) e come dagli oltre 5 milioni di cittadini-e Italiani-e di origini straniere , di quasi 200 Paesi diversi ?

Le Comunità Straniere e le numerose Associazioni di Stranieri o Immigrati ( che sembra siano in Italia 2100, rilevate proprio dagli organizzatori del Summit ) sono da anni riconosciute e conosciute da molti di noi, cittadini, operatori sociali, amministratori, sindacalisti…….Anche il termine DIASPORA è usato per alcune realtà associative o genericamente sociali e culturali.

Ma poiché una lingua, una sua parola e termine hanno un peso ( il sempre troppo poco ricordato Le Parole sono Pietre di Carlo Levi 1955 ), insisto col suggerire una riflessione critica sull’uso del termine DIASPORA-E per la promozione del Summit di novembre 2017.

Diaspora è un termine di origine greca (deriva dal verbo greco διασπείρω, letteralmente disseminare) che descrive la migrazione di un intero Popolo costretto ad abbandonare la propria terra natale per disperdersi in diverse parti del mondo. Spesso confuso con il termine Migrazione, la diaspora è in realtà un movimento forzato di un gruppo omogeneo dal punto di vista religioso e/o etnico che si è assicurato la sua sopravvivenza, seppure gruppo minoritario, in una terra che non è la propria, ma che al contempo evidenzia il desiderio comune di poter ritornare nella terra di origine (elementi essenziali ne sono quindi il trasferimento, il desiderio di ritornare e al contempo la sua impossibilità).

Si parla e scrive di DIASPORE per la diaspora degli Ebrei nel mondo antico, dopo le deportazioni in Assiria (721 a.C.) e a Babilonia (586 a.C.) e dopo l’Olocausto del ‘900; la diaspora tibetana è invece riferita alle popolazioni del Tibet che, a seguito della repressione cinese del 1959, scelsero di rifugiarsi in India dove il Dalai Lama ottenne asilo politico; la diaspora armena per la fuga della popolazione armena a seguito del genocidio compiuto ad opera dei turchi a inizio del XX secolo; la diaspora giuliano-fiumano-dalmata con l’espatrio forzato avvenuto nella prima metà del Novecento della popolazione di lingua italiana; anche la tratta degli schiavi africani è detta, a volte, diaspora nera;

Solo più recentemente il termine “Diaspora” è utilizzato anche per indicare gruppi istituzionalizzati o semi-istituzionalizzati di Migranti che contribuiscono da lontano allo sviluppo e/o al supporto del proprio paese natale, inviando aiuti economici o partecipando a progetti di cooperazione Ma tale uso terminologico è però deprecato da parte di molti studiosi e operatori sociali.

Usare la parola DIASPORA-E nell’Italia di oggi per 5 milioni di persone cittadini-e componenti delle quasi 200 Comunità Straniere che vivono in questo Paese anche da decenni, mi sembra non solo errato ma anche controproducente : sottolinea o rafforza una percezione privata e pubblica di separazione, di costrizione, di isolamento anche individuale, di sola sofferenza. Le parole Comunità ( Straniere ) e Associazioni  comunicano invece una cultura della collaborazione, della cooperazione, della convivenza sia fra i componenti delle stesse origini sia fra cittadini di un Territorio.

Può darsi che io mi sbagli ma spero che da qui a novembre il Summit cambierà nome e si chiamerà SUMMIT NAZIONALE DELLE COMUNITA’ STRANIERE in Italia.

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