In assenza di parole : Irma Kurti

di Maria Cristina Mauceri (Università di Sydney)

Curando la Banca dati degli Scrittori Translingui mi trovo nella condizione privilegiata di poter seguire le loro pubblicazioni e recentemente mi ha colpito la copiosa produzione di un’autrice di origine albanese: Irma Kurti, che scrive poesie, opere di narrativa nella sua lingua madre e in italiano, e anche in inglese. La scrittura è una passione che ha iniziato a coltivare fin da bambina e che è stata incoraggiata dal padre. Kurti, arrivata in Italia nel 2006 vive ora a Bergamo e ha ricevuto numerosi premi sia in Albania, dove è nota anche come autrice di testi di musica leggera e in Italia, tra cui il Premio Internazionale “Universum Donna” IX Edizione – 2013 per la Letteratura, mentre in Svizzera, a Lugano, le è stato conferito il Primo premio al Concorso Letterario Internazionale “Europa” 2015. In questa recensione mi concentrerò su un romanzo che ha pubblicato nel 2017, In assenza di parole, un romanzo famigliare e una storia di emigrazione, in cui sono narrate le vicende di due generazioni di albanesi filtrate attraverso i punti di vista dei diversi personaggi. I genitori, Sotir e Luisa, giungono in Italia ormai pensionati mentre le figlie li avevano preceduti alla ricerca di una vita migliore di quella che l’Albania, nonostante la fine della dittatura, potesse offrire loro. La giovane età ha reso il loro inserimento più facile, mentre per Sotir e Luisa, particolarmente per la madre che non parla italiano e a differenza dal marito non si sforza neanche di impararlo, abituarsi alla vita nel nuovo paese non è facile. Sono interessanti le sue osservazioni sulle abitudini degli italiani che ci permettono di guardarci attraverso gli occhi di una persona che proviene da un’altra cultura. L’evento che avvia la narrazione è l’improvvisa malattia del padre colpito da un ictus che cambia la vita di tutti i personaggi. La scoperta di un diario di Sotir fa conoscere alla moglie, che non lo aveva mai realmente apprezzato, il suo difficile passato di povertà e solitudine e anche la sua forza di volontà che gli aveva consentito di studiare, affermarsi come medico e crearsi una famiglia, seppur le privazioni subite lo avessero reso una persona chiusa e rigida. La donna inizia così a riconoscere di essere stata ingiusta verso il marito, un’autocritica che prelude all’inizio di nuovo rapporto basato sulla comprensione e l’affetto. La storia delle figlie rappresenta invece tre maniere diverse di affrontare la vita in nuovo paese. Mentre Keila è felicemente sposata con un italiano, Ines sposa un albanese violento incontrato nel viaggio verso l’Italia, Emma invece (quasi sicuramente un alter-ego dell’autrice) è un’intellettuale dedita alla scrittura.

Kurti è molto abile nel caratterizzare i personaggi e nel farli interagire in dialoghi molto vivaci, con numerosi battibecchi tra la madre e le figlie e anche tra quest’ultime. In questo modo emergono le loro personalità diverse, ma si sente anche quell’unione che nasce dall’aver condiviso per anni la quotidianità in un paese in cui la vita era difficile, mentre ora in Italia hanno bisogno di sostenersi a vicenda. La famiglia diventa così una mini-patria in cui trovare conforto nelle difficoltà. La figura forse più significativa del romanzo è quella del padre perché Kurti ha saputo descrivere con grande sensibilità le sofferenze che l’uomo ha subito da bambino trovando però conforto nella natura. Nelle pagine del diario di Sotir si sente l’animo poetico della scrittrice e la sua empatia con questo personaggio, un’empatia che troviamo anche nella figura di Emma, la figlia che lui sente più vicina.

In assenza di parole, un titolo che probabilmente fa riferimento al fatto che il padre colpito da ictus non può parlare, è anche un romanzo sulla storia dell’Albania non solo sotto la dittatura che costringeva le persone a vivere in condizioni di estrema povertà, ma anche dopo la caduta del regime. L’immagine dell’Albania che ne emerge non è positiva: resta un paese povero e corrotto, da cui la gente preferisce andare via. Particolarmente interessante è la denuncia del comportamento maschilista e violento di alcuni albanesi, che vedono nelle donne delle prede e delle schiave al loro servizio, come accade a Keila che non si ribella ai maltrattamenti del marito.

Kurti ha saputo intrecciare storia familiare e Storia del suo paese in un romanzo vivace e di piacevole lettura, il cambio di prospettiva tra Italia e Albania, permette a noi lettori e lettrici italiani di conoscere il passato del suo paese e di guardare la realtà italiana attraverso gli occhi degli altri.

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