La Scuola buona è inclusiva

di Renato Volterra.

Due fatti  che sembrano slegati tra loro ma che sono intimamente correlati  mi hanno suggerito questo articolo:  il primo è stato la “pubblicità” del liceo di Roma in cui si decantava l’assenza di alunni disabili e di altre etnie, e le ultime gravi  aggressioni al personale scolastico da parte di alunni e genitori.

Mettono entrambi in risalto una crisi di democrazia non solo nella scuola ma in tutto il Paese.

La Scuola italiana negli anni passati è sempre stata una palestra in cui esercitare le prerogative democratiche non solo a parole e tutti ce ne siamo accorti frequentandole. Lo svecchiamento della vecchia istituzione fascista come era stata costruita durante il ventennio è stata opera assolta da insegnanti volenterosi sperimentatori e da alunni coraggiosi e visionari.  Dal nostro vicino passato sono arrivate riforme veramente innovative che nel corso degli anni hanno cambiato definitivamente il volto della scuola italiana, mi riferisco ad esempio all’inserimento di alunni disabili nelle classi,  che se fosse stata veramente attuata come si deve  sarebbe dirompente e modello di civiltà  anche per altre società che si definiscono liberali e a cui guardiamo con una certa  ammirazione.

L’accoglienza e l’attitudine a costruire rapporti positivi tra gli alunni e mi riferisco in particolare alla scuola dell’infanzia e alla scuola primaria, è stato uno dei nostri punti di forza, una scuola veramente per tutti e interclassista,  a partire dagli anni 70, ci ha caratterizzato in Europa, ma poi nel tempo ha  perso la spinta democratica impressa dalle varie riforme fino ad arrivare all’attuale situazione  che è sotto gli occhi di tutti: pochi fondi, delegittimazione degli insegnanti, problemi complessi da affrontare senza una supporto sufficiente da parte delle istituzioni e via elencando.

Ma dobbiamo ripartire da quello che sapevamo fare, negli anni  abbiamo sperimentato e messo in pratica nuove didattiche  che hanno fatto “scuola”, utilizzando competenze, coraggio e  tempo di vita perché credevamo che una Scuola migliore avrebbe fornito cittadini migliori.

Forse la riforma “Buona scuola “ del Governo è stato solo un tentativo, pieno di “Buone” intenzioni, purtroppo  non realizzate in pieno, che ha provato a mettere mano al guazzabuglio generato dai tagli e dalle riforme deformate,  che lo hanno preceduto. Bisogna prendere atto dei profondi cambiamenti in corso e quindi ad esempio attivare corsi di italiano per stranieri è sicuramente il primo ed importante passo per fornire aiuto concreto all’inserimento dei nuovi alunni stranieri e all’acquisizione dei diritti di cittadinanza per tutti, ripensare i saperi ed adeguarli alla velocità con cui si trasforma la società, stabilire nuove modalità di preparazione e di arruolamento degli insegnanti  nei vari livelli scolastici, adeguamento economico e finanziamento per tutti coloro che partecipano alla vita scolastica.

Propongo a tutti questi due articoli che possono alimentare un dibattito serio su di noi.

https://comune-info.net/2018/02/quando-alfabeto-non-funziona-piu/

https://comune-info.net/2018/02/lacquiescenza-verso-le-classi-ghetto/

Ha scritto Nelson Mandela:

“L’istruzione e la formazione sono le armi più potenti per cambiare il mondo”.

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