Le Comunità di Padre Dall’Oglio

di Maria Teresa Benanchi  *.   

Nel 1991,a Deir Mar Musa, in Siria, il gesuita Paolo Dall’Oglio, ha fondato una comunità monastica dedita all’accoglienza e al dialogo interreligioso. La comunità è una realtà attiva nel panorama mediorientale che cerca di dimostrare la possibilità di convivenza tra cristiani e musulmani. Per questa esperienza, nel 2006, padre Paolo dall’Oglio ha vinto il Premio Euro-Mediterraneo per il Dialogo tra le Culture. Attualmente la comunità è presente, con un monastero, anche nella provincia di Latina a Cori.

Il giornalista e scrittore Paolo Rumiz racconta così il suo viaggio a Deir Mar Musa: «Quella fortezza della fede, arroccata sugli ultimi precipizi del Monte Libano davanti al deserto siriano, era una tappa ineludibile del mio viaggio verso la Terra Santa. Cercavo i cristiani d’Oriente, eppure a parlarmi per primo del monastero retto dal gesuita Paolo dall’Oglio non era stato un prete ma un musulmano d’Italia. “Vai a vedere – aveva detto – un luogo dove la tua fede ha imparato a convivere con l’Islam”. […] Così andai. […] Credevo, prima di prendere quella lunga strada, di allontanarmi dal baricentro, dai punti di riferimento più forti della mia fede, e invece constatavo che proprio allontanandomi da Roma avvertivo la presenza di un messaggio cristiano più limpido, cristallino, sempre più vicino alla sua fonte originaria, e sempre meno disturbato da tentazioni di egemonia e di potere»[1].

Il 29 luglio 2013, Paolo Dall’Oglio è stato sequestrato nella città di Raqqa, in Siria. Da allora sono circolate molte voci sulla sua sorte, ma mai nessuna certa.

Nel 2011, è stato pubblicato il libro di Paolo Dall’Oglio, “La sete di Ismaele. Siria, diario monastico islamo-cristiano”. Quest’opera nasce dalla rubrica mensile tenuta da quest’ultimo sul mensile internazionale dei gesuiti “Popoli”. Come in un diario, padre Dall’Oglio ci consegna le sue riflessioni su quanto sperimentato nel quotidiano da lui e dalla sua comunità, nel monastero di Deir Mar Musa.

La comunità è formata sia da monaci che da monache, diverse volte è stato chiesto che cosa ciò abbia a che fare con la vocazione per il dialogo islamo-cristiano; con queste parole padre Dall’Oglio risponde: «La relazione uomo-donna – rispondo sempre – è quella in cui s’imparano grammatica e sintassi del dialogo, di ogni dialogo autentico»[2]. Donne e uomini musulmani, con le loro famiglie, partecipano a incontri e seminari che si tengono nella comunità; in un qual modo, i musulmani più spirituali, vedono la vita monastica quasi come un privilegio.

La regione in cui sorge il monastero è composta per la stragrande maggioranza da musulmani e contro ogni possibile previsione, riconoscono in quel monastero il “loro” monastero. Dall’Oglio racconta di come, durante il periodo di Ramadan, molti cristiani, quasi d’istinto, per solidarietà hanno scelto di fare il Ramadan, senza nulla togliere alla Quaresima.

Nel 2009, hanno costruito appartamenti, per le famiglie che lavorano con la comunità, che vogliono stargli vicino o sono nel bisogno, anche al fine di contrastare l’emigrazione dei cristiani locali verso l’Occidente. Nel fare ciò hanno ricevuto numerosi aiuti e sconti, anche dai musulmani.

Racconta, inoltre, di come ormai per la stragrande maggioranza del mondo musulmano, portare il velo integrale (burqa) non costituisca più un dovere legale religioso; a differenza del foulard (hijâb) che copre i capelli e il collo, ma non il volto, che è considerato obbligatorio dalla maggioranza. Vede in città donne velate a braccetto di ragazze in foulard e jeans, insieme ad amiche con la testa scoperta[3].

 

[1] Dall’Oglio P., La sete di Ismaele. Siria, diario monastico islamo-cristiano, Gabrielli, 2011, p.10.

[2]Dall’Oglio, 2011, p. 22.

[3] Dall’Oglio, 2011.

  • L’Autrice ha 23 anni, toscana di origine, laureata a Roma in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con una tesi sul Dialogo Interreligioso, Volontaria a Roma presso il Centro Astalli, sta iniziando un Master in Mediazione Interculturale e Interreligiosa all’Univ. Salesiana Pontificia.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*