L’olio ci invade dalla Tunisia. Sarà vero?

Bufale Nere

rubrica settimanale

a cura di Angelo Cioeta

Negli ultimi giorni di gennaio è giunta la notizia di un accordo tra Unione Europea e Tunisia, approvato dal Parlamento Europeo. In pillole, si permette l’importazione nel territorio dell’UE di 35mila tonnellate di olio tunisino per due anni, senza il pagamento di alcun dazio. La news è diventata virale soprattutto nel mondo online, con pochissimi spazi dedicati dai media tradizionali.

Come potete ben vedere dalle immagini, l’argomento è stato soprattutto oggetto di discussione politica da parte delle forze euroscettiche. Matteo Salvini – segretario della Lega Nord ed europarlamentare in quota Europa delle Nazioni e della Libertà – ritiene che si tratta di un altro duro colpo agli agricoltori italiani ( « Dopo l’arrivo di migliaia di tonnellate di riso da Cambogia e Birmania, un altro schiaffo ai nostri agricoltori, e agli italiani tutti » ). Più o meno sulla stessa lunghezza d’onda le dichiarazioni del deputato M5S Alessandro Di Battista: «Dietro l’invasione dell’olio tunisino ci sono precisi interessi economici in gioco: l’obiettivo è quello di affossare i piccoli e medi produttori del Sud Italia, mentre ai grandi viene data la possibilità di comprare a prezzo stracciato l’olio extraeuropeo per poi spacciarlo Made in Italy, come in passato già dimostrato dalle inchieste della magistratura. Tagliano gli ulivi secolari e fanno entrare olio dalla Tunisia per assecondare l’Europa. Poi in TV fanno finta di fare la voce grossa con Bruxelles ».

Dunque, l’olio tunisino sarà destinato ad invadere le nostre tavole, a prendere del Made in Italy solo la scritta? E’ veramente un ulteriore grave danno ai piccoli e medi produttori, un modo per “compensare” il taglio degli ulivi colpiti dalla Xylella? (Nel post Di Battista non lo specifica, ma fa riferimento ai danni che tale virus sta compiendo nel Sud Italia).

In realtà, la questione è molto più complessa, e necessita di coinvolgere anche la geo – politica e la storia recente:

Negli anni 2010 – 2011 la Tunisia ha conosciuto la rivoluzione dei Gelsomini, una sommossa che ha portato a destituire la vecchia classe dirigente guidata da Ben Alì –  simbolo dell’autoritarismo tunisino – ed all’inizio di una lenta e difficile transizione verso la democrazia. Negli anni successivi, ha cominciato a far sentire la sua voce il sedicente Califfato Islamico, il cui progetto è quello di istituire un vero e proprio Stato, di matrice integralista e che si estenda  lungo tutto il Nord Africa, oltre che in Siria, Iraq ed altre zone. Nel 2015, rispettivamente il 18 marzo ed il 26 giugno, il terrorismo ISIS  ha colpito duramente al Museo del Bardo e a Sousse, provocando un alto numero di morti e feriti. Nel frattempo, uscivano dati che sancivano il primato della Tunisia come Paese con il più alto tasso di foreign fighters, persone che decidono di prestare la propria vita alla causa dello Stato Islamico, combattendo e/o partecipando in prima persona agli attentati.

In poche parole, la ancora debole democrazia nordafricana rischia di morire e di lasciare il passo al fanatismo islamico. I motivi per cui molti decidono di partire e di aderire all’ISIS, in verità, non sono soprattutto di matrice ideologica, ma economica. L’economia tunisina non è ancora in grado di contribuire alla risoluzione dell’alta disoccupazione, più in generale di garantire un reddito dignitoso alla propria popolazione. ISIS invece sembra riuscire nell’intento di foraggiare in modo decente chi si unisce alla sua causa ( sembra che abbia addirittura un suo modello di welfare State), diventando dunque una attrazione molto forte.

Cosa c’entra ciò con quanto è stato approvato dalle istituzioni europee? L’Unione Europea è consapevole che la Tunisia da sola non può farcela a risolvere i propri problemi interni. La neo-democrazia del Nord Africa è già ad un bivio: o si rialza ora, oppure dovrà svendersi al terrorismo, diventando dunque una minaccia concreta anche per le coste del mediterraneo.

Così si legge nella  Proposta di Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio sull’introduzione di misure commerciali autonome di emergenza a favore della Repubblica tunisina:

Ragioni e obiettivi della proposta (fonte: Eu-Lex)

Le relazioni commerciali tra l’Unione europea e la Repubblica tunisina (“Tunisia”) si iscrivono attualmente nel quadro dell’accordo euromediterraneo di associazione (“l’accordo”), firmato nel 1995. L’accordo è entrato in vigore nel 1998 e ha posto le basi di una zona di libero scambio, con progressiva liberalizzazione dell’agricoltura. La Tunisia e l’UE sono sul punto di avviare negoziati per istituire un accordo di libero scambio globale e approfondito che provvederà in particolare a liberalizzare ulteriormente gli scambi del settore agricolo.

L’attentato terroristico del 26 giugno 2015 a Sousse ha suscitato una viva reazione nell’UE in merito alla necessità di assistere meglio la Tunisia nella transizione politica ed economica, in modo concreto e mirato, con interventi che possano mostrarsi efficaci in tempi brevi.

Il 20 luglio 2015 il Consiglio “Affari generali” ha discusso della situazione in Tunisia e delle possibili misure concrete di sostegno. Nelle conclusioni adottate sulla Tunisia 1il Consiglio delinea le azioni che occorre intraprendere per sostenere la politica di transizione e l’economia del paese.

In tale contesto la Commissione europea propone, come misura commerciale autonoma, un contingente tariffario senza dazio, temporaneo e unilaterale di 35 000 tonnellate all’anno per le esportazioni tunisine di olio d’oliva nell’Unione. Il contingente sarà disponibile per due anni, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2017. Questo volume supplementare sarà aperto una volta esaurito il contingente tariffario senza dazio di 56 700 tonnellate iscritto nell’accordo.

L’olio d’oliva è il principale prodotto agricolo esportato dalla Tunisia verso l’Unione, e il settore occupa un posto importante nell’economia del paese in quanto dà lavoro, direttamente e indirettamente, a più di un milione di persone, ossia un quinto della forza lavoro agricola totale.

Insomma, le paure sono infondate. Si tratta di una misura di emergenza per cercare di contrastare in modo pacifico, senza ulteriori spargimenti di sangue, un pericolo globale. Dunque, poco c’entra quanto è stato detto da Salvini e Di Battista:

  • riso da Birmania e Cambogia (Salvini): sarebbe utile avere ulteriore documentazione;
  • arrivano 35mila tonnellate di olio dalla Tunisia (Salvini e Di Battista): entrambi dichiarano in modo incompleto. Arrivano 35mila tonnellate di olio dalla Tunisia, ma finiranno nell’Unione Europea e non solo in Italia. I due esponenti politici hanno utilizzato tale sotterfugio per far passare in modo sottile e più chiaro un eventuale attacco al Made in Italy;
  • affossare i piccoli e medi produttori del Sud Italia, dare la possibilità di comprare a prezzo stracciato l’olio extraeuropeo per poi spacciarlo in Made in Italy, tagliare gli ulivi secolari per far entrare olio dalla Tunisia (Di Battista): l’olio italiano è di altissima qualità ed apprezzato in tutto il mondo. E’ difficile pensare che misure d’emergenza (dunque temporanee) possano distruggerne la fama in pochissimo tempo. Dire che l’olio extraeuropeo venga spacciato per Made in Italy, non diciamo che non sia vero, ma non si può neanche partire con il pregiudizio (ricordiamo, inoltre, che ci sono regole importanti da rispettare, come l’etichettatura del prodotto). Sul taglio degli ulivi secolari, si è trattato sicuramente di una decisione dolorosa, ma anche in questo caso, ne andrebbero approfonditi i motivi.

Insomma, inserire in un post social decine e decine di argomenti simili, ma allo stesso tempo diversi tra loro, è solo un modo per provocare indignazione tra le persone, allo scopo – in ambito politico  elettorale – di raccoglierne il voto. Per questo bisogna sempre non fermarsi alla prima lettura, ma cercare di guardarsi attorno, di raccogliere altro materiale e capire come stanno veramente le cose. Soprattutto, ricordiamoci che informarsi sui social non è mai esaustivo, perchè si tende a sintetizzare in modo estremo le notizie e, come abbiamo già scritto nelle precedenti puntate, un articolo web è attendibile se ti offre la possibilità di approfondire.

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Fonte: pagina Facebook ufficiale di Alessandro Di Battista

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 Fonte: pagina Facebook ufficiale di Matteo Salvini