Ma che Razza di Costituzione abbiamo ?

di Gianguido Palumbo.

Finalmente alcuni scienziati italiani hanno avuto il coraggio e la coerenza di proporre una seria ed importante correzione della Costituzione Italiana, apparentemente a-politica : togliere dall’Articolo 3 sui Diritti di eguaglianza e parità, la parola “RAZZA”. Lo scorso giovedì 12 ottobre a Pavia nel Collegio Ghislieri, con il sostegno ufficiale della Fondazione Veronesi, il genetista dell’Accademia dei Lincei Carlo Alberto Redi, d’accordo con altri scienziati italiani, ha lanciato la raccolta di firme per una Legge di iniziativa popolare che porti all’eliminazione della parola RAZZA da quell’articolo della Costituzione. Il Prof. Redi ha ricordato che “Le cosiddette Razze umane non esistono perché tutti gli esseri umani hanno un medesimo DNA al 99,9 % e le differenze somatiche non determinano Razze”.  E questa verità scientifica la si conosce da decenni. Nel 1946 i Costituenti Italiani scrissero una delle più belle e avanzate Costituzioni del Mondo con un testo che è ancora valido ma non intoccabile e perfetto, tenuto conto che in questi ultimi 50 e più anni il mondo è cambiato e alcuni valori e principi vanno aggiornati per renderlo ancora vivo e condivisibile da tutti-e, vecchi e nuovi cittadini italiani, di qualsiasi origine, sesso, ………

Personalmente mi fa molto piacere l’attivazione di questa iniziativa anche se mi stupisco che sia nata solo oggi nel 2017. Già oltre 10 anni fa, solitario avevo scritto un articolo pubblicato in alcuni siti e poi riproposto nel mio libro NOITALIANI da 150 anni ( Roma ed. Infinito ottobre 2010  – Capitolo 4° ) in cui rispettosamente ma con forte convinzione analizzavo non solo l’Art. 3 ma anche gli Art. 10 e 51 in cui la Costituzione si occupa di “Stranieri” e proponevo non solamente la eliminazione della parola RAZZA ma alcune frasi sostitutive in tutti e tre gli articoli.

Mi permetto quindi di riproporre per intero quel mio breve scritto.

Da NOITALIANI Capitolo quarto

Immigrazione e Costituzione

Da anni si discute molto della nostra Costituzione, per difenderne modifiche o per proporne alcune, per aggiornarla almeno nella sua seconda parte relativa alla struttura e al funzionamento dello Stato contemporaneo. C’è una grande maggioranza dell’Italia democratica e di sinistra che sostiene l’intoccabilità della prima parte con i valori fondativi della Re­pubblica nata dalla resistenza al Fascismo e all’occupazione tedesca e dalla Liberazione. In verità, rileggendo attentamente la Costituzione ci si rende conto di alcune caratteristiche problematiche dal punto di vista culturale con risvol­ti socio-politici, che potrebbero essere modificate e migliorate con alcuni aggiornamenti terminologici e integrazioni necessarie. In relazione al tema della identità italiana, della popolazione sempre più composta da “nuovi italiani e italiane” arrivati da altri Paesi, alcuni articoli andrebbero riletti, valorizzati e forse aggiornati.

Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, di opi­nioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impedisco­no il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Articolo 10: La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà de­mocratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha il diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Articolo 51: Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, se­condo i requisiti stabiliti dalla legge. La legge può, per l’ammissione agli uffici pubblici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica.

Per l’articolo 3 si dovrebbe riconoscere che l’utilizzo del termine “razza” forse era comprensibile nel 1946-7 ma oggi risulta inadeguato e addirit­tura offensivo. La grande positività e modernità dell’articolo nel suo insieme viene in­ficiata da questa terminologia ormai sorpassata (anche se in tutto il mondo numerosi sono i tentativi di revisionismo storico e antropologico). Inoltre, proprio alla luce della storia contemporanea e del prossimo futuro del no­stro Paese, sarebbe opportuno e molto importante immaginare che tale articolo fondativo della nostra Repubblica democratica si modificasse nel senso che segue: sostituire il sostantivo “razza” e aggiungere un paragrafo che indichi la necessità di una maggiore valorizzazione della multicultura­lità nazionale. Con l’occasione infine si dovrebbe sostituire un altro termi­ne oggi veramente restrittivo nel finale dell’articolo sulla partecipazione di tutti i “lavoratori”, lasciando solamente il termine “tutti” (vista l’esistenza di molti disoccupati e precari che devono partecipare pur non lavorando).

Nuovo Articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di origine, di lingua, di religio­ne, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È com­pito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva par­tecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. È altresì compito della Repubblica valorizzare la pluralità culturale italiana, storica presente e futura, promuovendo il rispetto, la convivenza, lo scambio e l’intreccio delle diverse culture di origine locale e internazionale.

Per gli articoli 10 e 51, invece, si tratterebbe di rileggerne attentamente il significato e soprattutto impegnarsi maggiormente nel loro rispetto e an­cor più l’applicazione, sia nel legiferare sul Diritto d’Asilo, che ancora dopo oltre cinquant’anni non è avvenuto, sia nel promuovere con più coerenza e convinzione la partecipazione degli stranieri alla vita civile e politica della Repubblica: il Diritto al Voto e alla propria elezione democratica come rap­presentanti nelle istituzioni.

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