Per un’Europa libera e unita

di Gianguido Palumbo.

La Nazione non va più considerata come lo storico prodotto della convivenza degli uomini, che, pervenuti, grazie ad un lungo processo, ad una maggiore uniformità di costumi e di aspirazioni, trovano nel loro stato la forma più efficace per organizzare la vita collettiva entro il quadro di tutta la società umana. Invece è divenuta un’entità quasi divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possono risentirne. La sovranità assoluta degli stati nazionali ha portato alla volontà di dominio sugli altri e considera suo “spazio vitale” territori sempre più vasti che gli permettano di muoversi liberamente e di assicurarsi i mezzi di esistenza senza dipendere da alcuno. Questa volontà di dominio non potrebbe acquietarsi che nell’egemonia dello stato più forte su tutti gli altri asserviti. (…)

Quando, superando l’orizzonte del vecchio continente europeo, si abbraccino, in una visione di insieme, tutti i popoli che costituiscono l’umanità, bisogna pur riconoscere che la Federazione Europea sarebbe l’unica garanzia concepibile che i rapporti con i popoli asiatici e americani possano svolgersi su una base di pacifica cooperazione, in attesa di un più lontano avvenire, in cui diventi possibile l’unità politica del mondo intero. (…)

Con la propaganda e con l’azione, cercando di stabilire in tutti i modi accordi e legami tra i movimenti simili che nei vari paesi si vanno certamente formando, occorre fin d’ora gettare le fondamenta di un Movimento che sappia mobilitare tutte le forze per far sorgere il nuovo organismo, che sarà la creazione più grandiosa e più innovatrice sorta da secoli in Europa; per costituire un largo stato federale, il quale disponga di una forza armata europea al posto degli eserciti nazionali, spazzi decisamente le autarchie economiche, spina dorsale dei regimi totalitari, abbia gli organi e i mezzi sufficienti per fare eseguire nei singoli stati federali le sue deliberazioni, dirette a mantenere un ordine comune, pur lasciando agli Stati stessi l’autonomia che consente una plastica articolazione e lo sviluppo della vita politica secondo le peculiari caratteristiche dei vari popoli. (…)

Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie tra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell’attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l’eredità di tutti i movimenti di elevazione dell’umanità, naufragati per incomprensione del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo. La via da percorrere non è facile né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà.“

Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni

ISOLA DI VENTOTENE 1941-44

Il Manifesto di Ventotène, il cui titolo originale era Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto, era un documento per la promozione dell’unità europea scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941 durante il periodo di confino presso l’isola di Ventotene, nel mar Tirreno, per poi essere pubblicato da Eugenio Colorni, che ne scrisse personalmente la prefazione. Altri confinati antifascisti sull’isola contribuirono alle discussioni che portarono alla definizione del testo. All’epoca della stesura del testo erano confinate sull’isola circa 800 persone, 500 classificate come comunisti, 200 come anarchici ed i restanti prevalentemente giellini e socialisti. Originariamente articolato in quattro capitoli, il Manifesto fu poi diffuso clandestinamente. Eugenio Colorni nel 1944, poco prima di essere ucciso, ne curò la redazione in tre capitoli. Il manifesto venne diffuso grazie ad alcune donne, come Ursula Hirschmann, Ada Rossi ( mogli e sorelle dei tre autori e tutte militanti anch’esse), che dall’isola di Ventotene lo portarono nel resto d’Italia e lo fecero conoscere agli ambienti dell’opposizione di Roma e Milano.

Rileggere oggi questo Manifesto nell’Italia e nell’Europa e nel Mondo del 2019, composto a più mani da intellettuali e militanti diversi fra loro ma tutti profondamente e coerentemente ANTIFASCISTI e quindi mandati al confino da Mussolini, fa pensare non solamente alla loro grandezza umana e intellettuale ma anche alla necessità odierna di andare oltre gli schemi interpretativi della Società contemporanea per creare nuove idee di Mondo, di Europa, di Italia. Senza quel “sogno” scritto in un’isola carcere quando ancora la Guerra Mondiale era in piena azione non saremmo qui oggi a votare in 500 milioni di cittadini europei di decine di stati. E quel “sogno” è nato non a caso dalla co-operazione progettuale di tre-quattro persone “anomale”: non proprio comuniste, non proprio socialiste, non proprio socialdemocratiche, non proprio liberali.

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