Una Repubblica fondata sul Lavoro : di chi ?

di Gianguido Palumbo.

Art. 1 Costituzione Italiana «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro».

Oggi 2018  in occasione del 1 maggio ( ma almeno da quasi 20 anni ) dovremmo chiederci :  fondata sul Lavoro di chi ? Sappiamo bene (  ma forse lo sa solo chi studia e conosce i dati e la realtà economica e sociale dell’Italia ) che molti, troppi settori economici del “nostro” Paese si basano davvero sul Lavoro di Immigrati sfruttati e pagati meno degli “italiani” :  Agricoltura, Allevamento, Edilizia, Piccolo Commercio, Assistenza Familiare, Bar Ristoranti e Alberghi, una parte della Manifattura, gran parte della Cantieristica Navale. In gran parte Lavoro in “nero” senza contratto o quasi. Ufficialmente, dei quasi 6 milioni di Cittadini di origine straniera 2 milioni e mezzo sono Lavoratori regolari nei diversi settori. A questi però si devono aggiungere i circa 500mila lavoratori autonomi piccoli imprenditori ( partite iva individuali la maggior parte ). E infine vanno aggiunti centinaia di migliaia di Immigrati Lavoratori Stagionali spesso irregolari ( senza permessi di soggiorno ) pagati appunto “in nero”. Il totale è difficile da quantificare.

In assenza di questi Milioni di Lavoratori Immigrati, in ITALIA l’economia crollerebbe di fatto. Inoltre è risaputo che di questi milioni di Lavoratori Stranieri quelli regolari pagano anche i contributi e le tasse individuali incidendo fortemente sui Bilanci positivi dell’INPS e in parte delle Casse Statali.

Eppure il 1 maggio è ancora di fatto la Festa del Lavoro Fisso di qualsiasi tipo sia e chiunque lo svolga. Infatti quasi 10 anni fa era nata una Giornata Europea di Sciopero dei Lavoratori Stranieri in un’altra data alternativa al 1 maggio Internazionale :  il 1 marzo 2010 Un giorno senza di Noi. Il primo e il secondo anno era stato un successo di partecipazione e di comunicazione in tutta Europa ed anche in Italia. Poi a poco a poco il 1 marzo è quasi scomparso come data significativa e riconoscibile.

Forse sarebbe tempo che il 1 maggio venga riconsiderata come Giornata Mondiale dei Lavori, di tutti i Lavori e Lavoratori e Lavoratrici, dei Lavori Precari, del Lavoro Nero, del Lavoro Minorile, del Lavoro Schiavizzato, del Lavoro Prostituito, del Lavoro Casalingo del Lavoro Gratuito, del Non Lavoro.

La giornata del «Primo Maggio» era nata a Parigi il 20 luglio del 1889. L’idea era venuta durante il Congresso della Seconda Internazionale, riunito nella capitale francese  ed era stata organizzata una grande manifestazione per chiedere alle autorità pubbliche di ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. Quarantacinque anni prima addirittura in Australia nel 1855 era  stato inventato lo slogan «8 ore di lavoro, 8 di svago, 8 per dormire», condiviso da gran parte del movimento sindacale del primo Novecento. Questa proposta favorì rivendicazioni generali e la ricerca di un giorno, appunto il Primo maggio, in cui tutti i lavoratori potessero NON LAVORARE  incontrarsi ed esercitare una forma di protesta e richiesta..

A Parigi nel 1889 fu scelta la data del 1 maggio per ricordare i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago. In quegli anni, a metà Ottocento, i lavoratori non avevano molti diritti: molti lavoravano anche 16 ore al giorno, in pessime condizioni, e spesso morivano sul posto di lavoro. Il Primo Maggio 1886 fu indetto uno Sciopero Generale in tutti gli Stati Uniti d’America per ridurre la giornata lavorativa a 8 ore. La protesta durò tre giorni e culminò il 4 maggio con una battaglia per strada in cui morirono 11 persone. Il 1° maggio del 1890 registrò una grande adesione in molti Paesi e negli anni  quella data è diventata Festa Nazionale riconosciuta e quindi anche vacanza ufficiale dal lavoro. Tranne che, negli Stati Uniti, dove il «Labor Day» si festeggia il primo lunedì di settembre.

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