Tunisia on the road

Frontiere

rubrica settimanale

a cura di Amira Chaouch

La voglia di esplorare, viaggiare, rischiare, conoscere ed immergermi in nuove realtà diverse dalle mie è sempre stata la mia passione. Uno dei momenti più felici della mia vita è quello quando prendo un biglietto aereo e la mia valigia e parto.

Il mio nuovo e lunghissimo viaggio ( Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Turchia, ) che vi racconterò in diverse puntate inizia ancora dalla Tunisia.

Subito dopo gli attacchi avvenuti in Belgio, e gli attacchi avvenuti nel sud della Tunisia, ed il pericolo corso nelle strade del paese, io e mia sorella, Sirin Chaouch, una studentessa di 17 anni, avevamo deciso di affrontare il rischio e passare una bella vacanza nel nostro paese di origine. Questo fu il nostro primo viaggio da sole, e volevamo girare in zone dove non eravamo mai state, quindi per noi non era una tipica vacanza da passare in famiglia.

Così un sabato mattina del  mese di Aprile, abbiamo deciso di prendere l’automobile dei nostri genitori e dirigerci verso il porto di Palermo.  Non era stato facile convincere i nostri genitori  sulla nostra partenza e soprattutto avere l’automobile, poiché il rischio di essere fermate in autostrada era elevato, ma anche perché sono anni ormai che non guido per lunghe tratte.  Ma i miei si sono convinti.

Arrivate al porto abbiamo acquistato i biglietti e ci siamo imbarcate in nave per la nostra avventura.

foto Amira viaggio Tunisia aprile 2016

Arrivate alla Goulette in Tunisia non vedevamo l’ora di scendere ed iniziare il nostro percorso. Alla dogana la maggior parte dei finanzieri erano scioccati alla vista di due ragazze in macchina nel cuore della notte, e la loro prima domanda è stata Ma voi due non avete paura?“  e la nostra risposta ovviamente è stata “No!” e loro “Ma siete al corrente di quello che è accaduto ultimamente” e noi “Si” e loro “Quindi siete così coraggiose che di quello che succede non avete paura?” e noi “Esattamente, non abbiamo paura, anzi siamo venute per dimostrare che non bisogna fermarsi alle paure e che bisogna andare avanti. Non smetteremo di vivere e di viaggiare e visitare il nostro bellissimo paese e così a maggior ragione siamo in vacanza”.

Loro restarono senza parole per poi dire “ Beh ! Complimenti, fossero tutti come voi!”

Dopo tutti i controlli siamo uscite dalla dogana, e non vedevamo l’ora di andare a sederci in qualche ristorantino sul mare e mangiare buon cibo locale con un sotto fondo di musica classica tunisina. Dopo una breve pausa abbiamo ripreso il nostro percorso verso la nostra meta: Monastir,  una città della Tunisia che si trova sulla estremità meridionale del Golfo di Hammamet, uno dei principali centri del Sahel. A Monastir è nato il primo Presidente della Tunisia, Habib Bourguiba, cui è dedicata una moderna moschea.

Viaggio Amira 3

Dopo un po’ a metà strada ci fermò la Polizia stradale.  Chiedono i documenti e guardano scioccati, e poi uno di loro esclamò  “Voi siete dirette verso Monastir a quest’ora della notte e non avete paura, siete due donne voglio dire?!!”. Alla sua domanda non sapevo se mantenere la calma e rispondere tranquillamente o reagire quando mia sorella mi anticipò e disse “Perché? Le donne dovrebbero avere paura? La Tunisia resiste grazie alle Donne.” Il Poliziotto la guardò dicendo “Cosa?” e allora io dissi “ Sì, siamo due donne, un esempio vivo di quello che ti ha appena detto mia sorella”. “Ragazze mi state rispondendo in questa maniera perché siete anche Italiane e quindi vi credete prepotenti o cosa ?” ed io “Penso di non aver citato l’Italia per niente, anche se preferisco essere indicata come siciliana o mediterranea, ma va beh, credo che entrambe abbiamo detto che siamo l’esempio delle donne tunisine, e non vedo motivo per avere paura se ci siete voi al servizio di questo Stato e fate di tutto per proteggerlo: noi crediamo in voi.”

Li per lì allora il Poliziotto sorrise e mi disse :

“Tu ragazza sai parlare, sai come trattare la gente, sei brava con le parole. Dai , andate e che Dio sia con voi fino al vostro arrivo.”

Eravamo arrivate all’alba in paese, così avevamo deciso di aspettare un po’ per poi ammirare il sorgere del sole: era meraviglioso !

viaggio Amira 2

Poi siamo andate a salutare la nostra nonnina, e dopo una bellissima colazione alla tunisina, abbiamo preso i nostri zaini e ci siamo dirette verso la campagna, in piccoli villaggi nella provincia di Monastir, così per vedere la gente come stava e come viveva e cosa faceva, per immergerci nella bellezza della natura, mangiare pane caldo appena sfornato sotto un albero di olive e bere acqua fresca dal pozzo, correre con i bambini e alla fine della giornata tornare a casa sfinite, per poi trovare le nostre cugine che ci aspettavano per andare a prendere un caffè fuori casa.

Il secondo giorno abbiamo deciso di prendere un treno verso Mahdia, una città con una lunga storia, una città dove la mente si libera di tanti pensieri.

Anche qui sul treno non avevamo avuto alcun problema a parte qualche salafita che credo avesse problemi un po’ con tutte le donne scoperte. Abaiamo proseguito così le nostre giornate, da una città ad un’altra, fino a quando una sera tornando dal nostro tipo caffè e “chappati” un tipico panino tunisino simile ai calzoni siciliani, un gruppo di ragazzi c’aveva seguite perché sembrava strano vedere un gruppo di ragazze alle undici di sera girare in macchina in quel paesino.

Al che mi sono fermata e ho detto loro “Avete bisogno di aiuto o vi siete persi?”.

I giorni erano volati e dovevamo per forza ritornare in Sicilia, ma non volevo tornare così, volevo portare qualche amico o amica nella mia terra natale. Così sempre all’ultimo minuto, una mia carissima amica Miriam Sethom, come me innamorata dei viaggi, ha deciso di unirsi a noi. Lei ragazza cento per cento tunisina, con un semplice visto ha deciso di intraprendere un viaggio in Italia .

Così eravamo assieme alla dogana per ripartire dalla Tunisia verso la Sicialia, e non eravamo più solo due ragazze ma tre, e le domande si sono moltiplicate per tutte noi : “Come mai stai andando in Italia? Per quale motivo? Quanto tempo starai lì? Quanti soldi ti sei portata? Come mai tutte voi avete solo piccole valige? Come mai la ospiti a casa tua?” e così via. Da un lato era normale chiedere ed alcune domande erano ovvie e le risposte scontate, ma eravamo e siamo in tempi difficili per cui ormai ci si aspetta di tutto, ma l’importante per noi era continuare il nostro viaggio.

Arrivate in Italia siamo andate ad esplorare alcune zone bellissime della mia Sicilia, per poi subito ripartire: ma questa volta verso il Nord Est dell’Europa.

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La Festa dei Popoli di Bergamo

NordItalia MultiEtnica

rubrica settimanale

a cura di Federica Ruggia

Mi sembra che in Italia le nuove generazioni negli ultimi tempi diamo sempre meno importanza alla sfera religiosa e spirituale e la riscoprono e rivendicano solo quando si sentono attaccati dalla religione e dalle fedi degli “altri”. L’aspetto peggiore della rivendicazione è la poca conoscenza di ciò che si presume di difendere e una grande ignoranza delle culture e delle religioni extra europee.

A Bergamo spesso i ragazzi e le ragazze del Centro dove lavoro mi chiedono se vado in chiesa, e alla mia risposta negativa si stupiscono e mi chiedono perché. Io diplomaticamente rispondo che cerco di curare la mia spiritualità in privato e che non credo sia necessario farlo in una chiesa. Credo che trovarsi in un paese lontano, soli, senza conoscere la lingua, la cultura, con la speranza di trovare un lavoro, o di avere finalmente i documenti per costruirti un futuro migliore, porti a cercare punti di riferimento fermi, saldi che consolino e che diano speranza: in una chiesa come in una moschea si può ritrovare un po’ di pace almeno nello spirito.

Domenica scorsa a Bergamo si è celebrata la Festa dei Popoli, un evento annuale promosso dalla Chiesa Cattolica e che quest’anno ha visto il valore della Misericordia il fulcro di tutte le attività correlate, come ha suggerito Papa Francesco,. Alla celebrazione erano presenti le Comunità Ecuadoriana, Boliviana, Peruviana, Filippina, Ucraina, Nigeriana, fra le rappresentanze più numerose.
Tutti hanno rappresentano in qualche modo la loro spiritualità o il loro modo di essere cristiani, con canti, balli, doni durante l’eucarestia, che rappresentavano le differenti culture. Qualcuno dei presenti per l’occasione ha anche messo abiti tradizionali. Insomma un vero melting pot riunito in una chiesa. La giornata ha previsto anche un momento di preghiera musulmana, che si è tenuto in contemporanea durante la funzione cattolica.

Dopo le funzioni, tutti i presenti, quasi 400 persone, hanno condiviso il pranzo e assistito alle partite di calcio del campionato Bergamo Mondo ( campionato calcistico composta da squadre di emigranti residenti sul territorio bergamasco)  tra le squadre della Nigeria e della Moldavia e successivamente del Perù e del Brasile. Non poteva mancare la partita di cricket che ha visto le comunità pakistane, srilankesi e afghane protagoniste degli incontri.

Insomma una giornata piena di eventi e scambi, che ha avuto come filo conduttore la condivisione di una fede, che diventa certamente un forte punto di unione e scambio importante, quando ci si trova in un altro Paese come immigrati e ancora “stranieri”.

Poco a poco, dalla Chiesa passando dallo Sport e dal Cibo, chissà che la nostra società italiana riesca a vedere l’”Altro” come una persona reale, che vive accanto assieme nelle stesse città, nelle stesse scuole, nei palazzi, nei giardini, nei luoghi di lavoro, nei mercati, nei luoghi di preghiera e condivide  la nostra vita come noi condividiamo la loro fino a considerarla la Vita di tutti-e.

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